venerdì 23 maggio 2014

Scopriamo la Reggina

            ''LA BARONATA''
 


                               A CURA DI: BARONE FERDINANDO

IL NOSTRO AVVERSARIO:REGGINA

 E' proprio il caso di dirlo, la Reggina quest'anno ha gettato definitivamente la spugna, una squadra che era partita ad inizio stagione secondo le parole del patron Foti, che doveva salire in serie A, ed onorare al meglio la nostra storia ''centenaria'' invece, la squadra amaranto è retrocessa in lega pro(ex serie C), fatale è stata la sconfitta contro lo Spezia, dal momento che la lega serie B gli ha inflitto una penalizzazione per illeciti sportivi di tre punti, a questo punto tre punti in meno e retrocessione anticipata, una squadra che quest'anno ha mancato di lucidità, gli innesti non erano quelli giusti, troppe promesse in un ambiente come quello reggino, che dai tempi della serie A che non ha più voglia di commentare, gli ultimi anni fallimentari della società calabrese, un ultima gioia finita male, il playoff contro il Novara, che non ha portato la gioia sperata, da quella sera sì è aperta una ''highway to hell'' verso la serie C, ultime due stagioni discrete, l'ultima la condanna definitiva, ci domandiamo, ma come mai tutto questo? Cosa ha fatto Foti per non far decollare una società che merita sicuramente altri palcoscenici che una ''lega pro'' ormai raggiunta? Sicuramente i soldi, squadra dove più volte è stata messa in discussione ed in ballo su quale acquirente, venisse ad investire nel dopo Foti, le continue promesse mai mantenute, i tifosi hanno spesso minacciato, e lo slogan secondo loro più logico era: andate a lavorare, voi non meritate Reggio mercenari! Non solo non è bastato neanche lo sfogo di un disperato Gagliardi durante la conferenza stampa di Reggina – Varese, in cui più di una circostanza, spiegava che a Reggio non bisogna vivere di soli sogni e di passato, ma bisogna andare avanti e credere nella squadra standogli vicino, niente e nessuno ne ha voluti sapere. Così la Reggina dopo la bellezza di quasi vent'anni torna in serie C, in quella categoria dove la Reggina, non gli avrebbe voluto metterci più piede. Partiamo con l'analizzare la stagione degli amaranto.

Vittorie in casa: 4
Pareggi in casa: 6
Vittorie fuori casa: 2
Pareggi fuori casa: 5
Sconfitte in casa: 10
Sconfitte fuori casa: 13
Totale: 6 vittorie, 11 pareggi, 23 sconfitte, con 37 gol fatti e 65 subiti(peggio ha fatto solo la Juve Stabia), differenza reti -28.

STORIA: La Reggina Calcio, maggiore realtà sportiva della città di Reggio e della Regione Calabria, grazie alla propria gloriosa storia ed allo straordinario seguito popolare di cui dispone, gode di visibilità nazionale ed internazionale tali da poter esser considerata veicolo della “calabresità” positiva in Italia e nel Mondo.

11/1/1914 NASCE LA REGGINA


Anno 1914, nasce la Reggina. L’undici gennaio, pochi “coraggiosi” fondano l’Unione Sportiva Reggio Calabria, primo antenato del club che oggi rappresenta la città. Anni difficili durante i quali soltanto un’incontrollabile voglia di calcio riusciva a fronteggiare la mancanza di fondi e strutture. Nei primi 30 anni di vita si susseguono i cambi di denominazione di un club impelagato nei campionati interregionali.

LA PRIMA VOLTA IN C


La prima promozione in C arriva nel 1938: una fugace esperienza perché, al termine della stagione successiva, la Reggina torna in IV serie.

LA PRIMA IN B E L’ERA GRANILLO


Il primo grande, storico traguardo arriva al termine della stagione 64-65. La Reggina del Presidente Oreste Granillo, cui oggi è intitolato lo Stadio, conquista la Serie B. Seguono nove campionati cadetti: nel primo la Reggina sfiora addirittura una clamorosa promozione in A. Tutto cambia negli anni 70. La Reggina precipita nuovamente in C. Resterà, altalenando la C1 alla C2, lontana dalla B per 14 anni.

NASCE LA REGGINA CALCIO




L’AS Reggina, trovatasi in grave difficoltà economica, viene rifondata da un gruppo di giovani ed ambiziosi imprenditori reggini. Assume il nome di Reggina Calcio mantenendo il titolo sportivo della precedente società.

L'ATTESO RITORNO IN B


La Reggina, terza classificata nel girone B della Serie C1, sfida la Virescit Boccaleone nello spareggio promozione a Perugia. Decidono le reti di Bagnato e Catanese, gli amaranto riconquistano la B dopo 14 anni trascorsi nella polvere della C1 e della C2. Il successo, storico, è salutato da 20.000 reggini giunti nel capoluogo umbro per sostenere la squadra allenata da Nevio Scala verso l’impresa.

NASCE IL CENTRO SPORTIVO S.AGATA


Esempio della programmazione societaria amaranto, Centro Sportivo di primissimo livello in Italia, assoluta eccellenza nel meridione, risponde a tutte le esigenze sportive e direzionali del club. Ideato e progettato al termine degli anni '80 su un’area abbandonata a ridosso del torrente S.Agata, nella zona sud della città sorge la casa della Reggina.

SPAREGGIO DI PESCARA




La prima stagione tra i cadetti è esaltante e porta la Reggina alle porte del sogno Serie A. La Reggina arriva quarta a pari merito con Cosenza e Cremonese. Ancora uno spareggio, questa volta contro i grigiorossi a Pescara. Ancora un esodo di tifosi calabresi al seguito: oltre 23000 i cuori amaranto sugli spalti dell’impianto abruzzese. La Reggina si piega soltanto ai rigori, svanisce all’Adriatico il miracolo che aveva riunito una città nella rincorsa verso “l’impossibile”.

LA NUOVA PROMOZIONE TRA I CADETTI




La Reggina retrocessa in C nel '91, inizia a gettare le basi di un progetto che permetterà al Club di raggiungere risultati insperati negli anni successivi. Nel 93-94 conclude seconda il campionato dopo aver conteso a lungo il primo posto, e la promozione diretta, al Perugia venendo poi beffata dalla Juve Stabia nei playoff. Salto di categoria rimandato di una sola stagione quando gli amaranto dominano il campionato trascinati dal capocannoniere del torneo, Alfredo Aglietti, che con 20 centri sarà decisivo per riportare la squadra dello Stretto tra i cadetti.

13/6/1999 LA PRIMA VOLTA IN SERIE A




Il campionato di Serie B 98-99 vede gli amaranto protagonisti di una cavalcata esaltante che porta Reggio Calabria a poter cullare, nuovamente, la possibilità di raggiungere l’Olimpo del calcio tricolore.
Quel giorno arriva. E’ il 13 giugno dello stesso anno.
Al Delle Alpi la Reggina conquista, per la prima volta nella storia, la Serie A. Gli amaranto superano il Torino e mandano in delirio i 30.000 tifosi amaranto che affollavano le tribune della cattedrale piemontese. Centinaia di migliaia di persone si riversano sul Lungomare di una Reggio, forse mai unita come in quel giorno, che inizia una nuova entusiasmante storia sportiva ed esige quell’opportunità di riscatto sociale a lungo attesa. Vince la Reggina, che nel 2000 siederà al tavolo delle grandi, da parigrado, guardando in faccia una realtà che sembrava non dover arrivare mai.

LA PRIMA SALVEZZA IN A




Il battesimo in Serie A si tiene sempre a Torino il 29 Agosto 1999. Questa volta l’avversaria è la Juventus. L’incredibile risultato finale si legge d’un fiato: 1-1, gli amaranto impongono il pari alla Vecchia Signora. La prima partita nel nuovo stadio intitolato a “Oreste “Granillo” è Reggina-Fiorentina: l'impianto è stracolmo, “un vulcano”, come lo definì la Gazzetta dello Sport: sarà uno storico 2-2. Gli amaranto, accompagnati in partenza dalla diffidenza degli addetti ai lavori, raggiungono la salvezza addirittura con una giornata di anticipo pareggiando in casa con l’Hellas Verona per 1-1.

SPAREGGIO CON L’HELLAS VERONA




Otto sconfitte consecutive nelle prime nove giornate di campionato cui la Reggina contrappone la forza delle idee e della progettualità. Nessun esonero, nessun ribaltone: gli amaranto proseguono dritti per la propria strada e risalgono la classifica fino a guadagnare l’accesso allo spareggio salvezza con l’Hellas Verona.
L’andata è al Bentegodi, vincono i veneti con un gol di Laursen. Al ritorno al Granillo la Reggina passa con Zanchetta e Cozza ed accarezza il sogno, è Cossato ad una manciata di minuti dalla fine a spezzare l’incantesimo. L’amarezza e la rabbia per una retrocessione immeritata si trasformano in energia per la stagione successiva…

LA REGGINA TORNA IN A




Non accetta il verdetto del campo che l’ha restituita alla Serie B: la Reggina reagisce con orgoglio, domina il campionato e torna immediatamente nella massima serie del calcio italiano. Un’impresa difficilissima, riuscita a pochissimi club retrocessi. Una nuova festa colora di amaranto Reggio Calabria, il Club dello Stretto torna tra le grandi.

L'IMPRESA NELLO SPAREGGIO CON L’ATALANTA


Amaranto nuovamente in A, ancora una volta uno spareggio nel destino. Al termine di una stagione ricchissima di emozioni, la Reggina sfida l’Atalanta per restare in Serie A. Gara di andata al Granillo che si conclude con un timoroso 0-0, il verdetto è rimandato all’Atleti Azzurri d’Italia. Un nubifragio costringe le squadre al rinvio dell’incontro, Reggina e Atalanta scendono in campo il giorno successivo: lo stadio è stracolmo, Natali sblocca l’incontro per la Dea. Non mollano gli amaranto che con l’orgoglio ed un gioco brioso trovano il pari con Cozza. L’apoteosi è la rete di Bonazzoli: la Reggina sbanca lo stadio di Bergamo, scaccia le streghe e resta in A.

LA REGGINA PIEGA LA JUVENTUS


Una notte storica. Al Granillo arriva la Juve schiacciasassi di Fabio Capello, la Reggina ha appena perso il derby con il Messina: il pronostico sembra scritto. Eppure, la Juve che fino ad allora aveva subito soltanto due gol in tutto il campionato ne subisce altrettanti in un tempo solo dagli amaranto. La Signora scivola a Reggio, è il tripudio di un Granillo infuocato.

REGGINA PADRONA DELLO STRETTO




30/4/2006. Data indelebile, che segna il recente passato della storia della Reggina. Il campionato volge al termine, al Granillo è di scena la rivale di sempre: il Messina. Un derby dello Stretto dal valore incommensurabile, forse il più importante mai disputato. La sconfitta, o la vittoria, può determinare le sorti delle squadre. Andrà esattamente così: la Reggina si impone con un rotondo 3-0 ed ottiene la salvezza, il Messina retrocede proprio nel tempio del calcio reggino. La Curva Sud srotola una gigantesca “B” giallorossa per celebrare l’evento.

27/05/2007 IL PRIMO “SCUDETTO” DELLA STORIA AMARANTO




Una delle più avvincenti, incredibili, emozionanti, significative storie mai raccontate dal calcio italiano. All’inizio della stagione, la Reggina giace sul fondo della classifica gravata da una penalizzazione di 15 punti. Il coro è unanime: la Reggina è condannata alla B! L’ingiustizia della penalità inflitta è direttamente proporzionale all’orgoglio messo in campo dagli amaranto, protagonisti di una cavalcata clamorosa. Nella Reggina gioca la coppia gol più prolifica del campionato (Bianchi e Amoruso, 35 gol totali), sono 51 i punti totali conquistati con imprese storiche quali la vittoria sulla Roma, le 4 reti rifilate al Catania, il nuovo successo sul Messina, la rimonta da 0-3 a 3-3 sul campo dell’Empoli alla penultima giornata. Il calcio sa esser poesia ed il miracolo si compie al Granillo, nell’ultima giornata, quando la Reggina batte 2-0 il Milan Campione d’Europa e conquista la salvezza.

I PLAYOFF E LA NOTTE DI NOVARA




La Reggina tornata in B nel 2009 è reduce dal proprio primo, drammatico campionato cadetto. Il sogno di una nuova, immediata promozione è svanito. E’ tempo di rifondare. La Reggina, come sempre nei momenti di difficoltà, si affida alla forza delle proprie idee e ad un nuovo progetto tecnico capace di valorizzare i prodotti del proprio eccellente settore giovanile. A fari spenti, gli amaranto scalano le posizioni della classifica, accrescono le proprie sicurezze e l’autostima, riavvicinano il popolo amaranto. La sesta posizione vale l’accesso ai playoff promozione. La gara di andata con il Novara, terminata 0-0, sarà ricordata per il calore ed il sostegno incessante di un Granillo gremito da 20000 tifosi. Al ritorno in Piemonte la Reggina ha un solo risultato a disposizione: la vittoria. Al 90’ gli amaranto sono ad un passo dall’impresa: vincono 2-1 quando un destro al volo di Rigoni, bello e irripetibile, porta il Novara al turno successivo. La Reggina è eliminata ma al ritorno a Reggio è accolta dai propri tifosi in aeroporto i quali salutano i ragazzi con un lungo applauso, testimonianza di come anche una sconfitta, dopo aver gettato in campo ogni goccia di sudore, possa esser apprezzata ed encomiabile.


IL CENTENARIO: 1914-2014 ''UN SECOLO AMARANTO''
Undici gennaio 1914, undici gennaio 2014: cento anni di vita, di battaglie, di gioie ma anche di dolori, con gli indimenticabili anni della serie A, proprio nel 2000, le tante promozioni in B, ma anche le numerose amarezze legate alle retrocessioni.
Intro del sito internet Reggino

Gli auguri verso i Reggini

Lettera di augurio di Don Giovanni Zampaglione

Le divise della Reggina in occasione del Centenario
Ultima, quella dolorosa dalla massima serie alla cadetteria, di quattro anni fa e le difficili stagioni per risalire, sistematicamente fallite, fino ai nostri giorni. Il ‘Granillo’ è stato teatro di mille battaglie, ma proprio in questa stagione, la Reggina rischia di retrocedere nella terza serie nazionale. Il girone di andata ha regalato solo delusione ai fedelissimi amaranto che nonostante tutto, hanno tappezzato la città di striscioni, proprio ieri, giorno del compleanno senza festeggiamenti:”100 years old”, “una fede eterna”. 
Tanto dilettantismo per cominciare, nei primi anni di vita, poi la serie semiprofessionistica, fino alla prima promozione in B, torneo professionistico, con Oreste Granillo presidente, Enzo Dolfin direttore sportivo e l’indimenticato Tommaso Maestrelli, allenatore. La Reggina è stata anche allenata dagli Oronzo Pugliese, Fulvio Bernardini, Armando Segato, Albertino Bigon, Nevio Scala, Franco Colomba, Bruno Bolchi, Gigi De Canio, Walter Mazzarri. Tutti hanno legato il loro nome alla Reggina in un modo o nell’altro: Maestrelli alla prima promozione in B, Bolchi alla prima promozione in A. Franco Colomba al primo torneo di A, ed anche al ritorno nella massima serie, Mazzarri alla salvezza partendo da -11. 
Numerosi i presidenti da ricordare dopo il primo in assoluto, Paolo Vilardi. Ci limitiamo ai più recenti, i più vicini alla realtà dei tifosi di oggi: primo in assoluto, Oreste Granillo ma anche Amedeo Matacena, Ugo Ascioti, Umberto Nava, Ivan Morace, Pino Benedetto e Lillo Foti, quest’ultimo oggi, solo il maggiore azionista per vicende che hanno messo a nudo qualche ruga di questa squadra centenaria. Un po’ di cipria non guasta, la Reggina vuole ringiovanirsi nel girone di ritorno. Il patron, Lillo Foti, fruga nei resti del mercato, frustrato dalla crisi, per cercare di rinverdire gli allori. Bisogna trovare i nuovi protagonisti in amaranto, per riscrivere la storia dei duecento anni, gli emuli dei Pirlo, grande regista in serie A, degli Amoruso, marcatore d’eccellenza, dei Kallon, autore del primo gol in A, contro la Juventus, sul campo della signora, per quel pareggio allo stadio “delle Alpi” che rimane scolpito nella storia.
Quanti bei ricordi anche prima della serie A, col mitico capitano reggino, Alberto Gatto e quel Bercarich che tutti sognano al centro dell’attacco. Sarebbe impossibile nominarli tutti, quei protagonisti in campo, sulla panchina e dietro la scrivania. Da non dimenticare il ‘diesse’ di una vita, Franco Iacopino, il capitano, Ciccio Cozza, che ha ereditato la fascia dai Gatto, Poli e Giacchetta.

PERSONAGGIO CHIAVE:PASQUALE FOTI
Nato a Reggio Calabria nel 1950, nel 1986 diventa amministratore delegato della società sportiva Reggina Calcio. Dal 1991 ne diviene il presidente e nella stagione 1998-1999, sotto la sua presidenza, la Reggina conquista la sua prima promozione in Serie A, in cui ha militato nove anni fino alla stagione 2008-2009. Dal 5 novembre 2013 non è più ufficialmente presidente della società, rimanendo comunque azionista di maggioranza.
Pasquale Foti presidente dal 1986
La sua attività comprende la gestione di numerose attività commerciali, specialmente nel settore dell'abbigliamento.
L'8 novembre 2011 è condannato dalla nona sezione del tribunale di Napoli ad 1 anno e sei mesi di carcere per il reato di frode sportiva, confermando il suo coinvolgimento nello scandalo calciopoli, nonché ad una multa di 30.000 euro.
Nel corso della stagione ha espresso più volte il desiderio di vedere per il centenario della Reggina una promozione in serie A, ma purtroppo ha causa di una campagna acquisti non all'altezza, la squadra retrocede con 4 turni di anticipo, anche per via dei tre punti di penalizzazione, e così Foti non ha potuto realizzare il suo sogno. Ha pure più volte detto: lascio la società.. Ma il legame che tiene Lillo Foto col club dello stretto è troppo forte, lo considera più familiare che imprenditoriale.

DOLCI RICORDI: CICCIO COZZA
Francesco Cozza è un giocatore amato/odiato dal pubblico amaranto. E' una bandiera della squadra reggina, essendo stato il protagonista degli anni più belli, fin ora, della storia della squadra, gli anni di serie A. Ha contribuito alla prima storica promozione ed è stato un uomo di punta di almeno cinque stagioni, accompagnate da relativa permanenza nell'Olimpo del calcio. Ma tra il popolo, quello che crea gli idoli o non vanno a
genio i personaggi spigolosi, Ciccio Cozza non risulta fra i più simpatici. Anzi, tutt'altro, risulta descritto come "una persona che ha cercato, quando ha potuto, di guastare l'armonia nello spogliatoio. Ha minato la tranquillità del gruppo, con le sue continue richieste di giocare sempre e comunque da titolare". Voci e presunte dicerie che si sono rincorse sempre tra gli ambienti degli appassionati amaranto, ma che in effetti non è che abbiano molto seguito. Cozza, nel male e sopratutto nel bene, è un calciatore a cui la società Reggina deve molto e la Reggina è una squadra che da Cozza ha preteso, come è giusto che sia. Infatti, è la Reggina che ha allevato, svezzato ed infine lanciato Ciccio nel calcio che conta, proteggendolo prima e poi accompagnandolo nel viaggio verso l'universo Milan, una dei principali club del mondo. Descritto da Berlusconi in persona, come l'erede di Demetrio Albertini, Ciccio non ha mai esordito tra le fila rossonere e ha dovuto girovare per l'Italia, tra Reggio Emilia, Vicenza, Lucca, Cagliari e Lecce, per doversi guadagnare la sua pagnotta calcistica. Ma, accanto a lui, come una madre putativa deve saper fare, come un angelo custode che si rispetti, la sua casa, la Reggina, era sempre presente, a seguire i progressi di un suo figlio, uno del "Sant'Agata". Per poi riaccoglierlo a braccia spalancate. E' il gennaio 1999, la Reggina inizia a sognare una possibile promozione in serie A e il tandem Foti-Martino, pensa di dover dare più sostanza e qualità ad una già buona formazione. Nel motore della squadra di Gustinetti, mettono un Cozza, reduce da buone stagioni in Salento. Due reti in quel campionato indimenticabile per i colori amaranto: una splendida alla "Del Piero", in un Brescia-Reggina 2-3, e l'altra il 13 giugno a Torino, nella giornata dello storico accesso tra i maghi del pallone italiano, il rigore del momentaneo 0-1. Confermato anche nella prima stagione di A, Ciccio parte dapprima in panchina, causa anche la presenza di un certo
Andrea Pirlo, che quando cala di condizione e di rendimento, è sostituito dal nostro, che alla fine firmerà due reti, una delle quali all'Olimpico, nell'indimenticabile 0-2. La stagione successiva colleziona molte più presenze, 32, ma non riesce ad evitare il ritorno tra i cadetti, nonostante i suoi 5 gol totali. Il ritorno nel purgatorio della B, dura solo lo spazio di un'annata, visto che anche grazie alle sue 7 reti in 26 presenze, unite a numerose giocate d'alta scuola e di pregevole fattura, contribuiscono all'immediata risalita. Ciccio diventa il capitano e la guida carismatica del gruppo, che quando c'è da prendersi le responsabilità se le prende, da esemplare capitano. Come quando il pubblico fischia la squadra e lui non nasconde il suo dissenso. E' la prima di una serie di rotture del rapporto tra tifosi e il calciatore. Questo è Ciccio Cozza: vero, sincero e senza peli sulla lingua. Nonostante un addio annunciato, Cozza resta in amaranto e nel ritorno in A si dimostra sempre decisivo e pronto a cogliere il momento giusto: 2 giugno, Bergamo, gara di ritorno dello spareggio per non retrocedere tra Atalanta e Reggina, Ciccio firma il gol dello 0-1, che risulterà decisivo ai fini della salvezza amaranto. Il Re ha conquistato la Reggina. La stagione seguente realizza ben 8 reti, bottino niente male per una mezzapunta e non un vero bomber. La salvezza arriva un pò più tranquillamente, ma subito dopo il termine del campionato, il presidente Foti accetta una ottima offerta del Genoa e Cozza matura la seconda separazione dalla sua Reggina. In Liguria, colleziona solo 5 presenze e nel gennaio 2005, torna in serie A, al Siena questa volta, in cui disputa 13 incontri con 2 reti all'attivo. Nel settembre 2005 si consuma il ritorno in maglia amaranto. La stagione è dura, deve riciclarsi come prima punta, ma lui offre una stagione davvero brillante, dove, in tandem con Amoruso, realizza 9 reti, il miglior bottino in carriera, tra cui due al Messina, una rete all'andata e una al ritorno. Il Siena, viste le straordinarie prestazioni del giocatore, lo rivuole nella rosa e in amglia bianconera, il feeling con i tifosi non risulterà mai idilliaco(anche qui) e si dichiara contento di terminaere l'avventura in Toscana, alla scadenza del contratto. Per la terza volta, sceglie di tornare in riva allo Stretto, dove deve fronteggiare l'ennesima stagione tribolata, dove però si ottiene una grande salvezza e dove Cozza, in 27 presenze realizza 6 centri, uno dei quali nell'importantissima sfida a Catania, gara vinta dagli amaranto e fondamentale in chiave salvezza. L'ultima stagione, quella della seconda retrocessione, Ciccio non ha molta incidenza e tra infortuni e una forma non sempre al top, colleziona 27 presenze con 4 reti all'attivo. Con il ritorno in B, non vi sono i presupposti per restare in amaranto e il giocatore originario di Cariati, opta per l'approdo alla Salernitana. Reggio resterà per sempre la sua casa ed è la città in cui ha deciso di vivere dopo la fine della carriera, ma crediamo che sia giusto, vista la passione messa a disposizione dei colori amaranto, dell'impegno e del sacrificio del calciatore e dell'uomo Cozza, aplaudire Ciccio non appena attraverserà il tunnel e entrerà sul campo di gioco del Granillo. Sarebbe come dire grazie ad un simbolo della Reggina e della sua storia.


I PRECEDENTI: La Reggina torna a sfidare l'Avellino al partenio, dopo quasi 20 anni. L’ultimo confronto, infatti, andò in onda il 26 novembre del 1995, in Serie B, quando i biancoverdi si imposero con un netto 3-0 grazie alla doppietta di Tosto e al gol di Criniti. Il bilancio dei precedenti sorride decisamente ai lupi, che hanno collezionato sette vittorie, sette pareggi e due sconfitte, l’ultima nel torneo di C1 94/95 quando

Nelle due immagini la rete di Alfredo Aglietti, che grazie a questo gol mise un mattone in più per la serie B
Aglietti firmò il blitz amaranto in piena lotta per la cadetteria. Il segno X è maturato sei volte su sette a reti inviolate.
La partita di andata che sì gioco a Santo Stefano, finì 1-1 con reti di David Di Michele all'inizio partita, e poi pareggio di Galabinov nella ripresa dopo aver trasformato un calcio di rigore, che secondo i Reggini il fallo dato dall'arbitro, fu molto
Schiavon(Avellino) in contrasto con Miguel Maza(Reggina)

Rigore trasformato da Galabinov(Avellino)

Vantaggio della Reggina con Di Michele

Pisacane(Avellino) impatta duramente su Di Michele( Reggina)
ingiusto. Partita combattuta non sul piano tecnico ma sul piano di gioco, dal momento che il Granillo sembrava più una piscina che un campo di calcio, numerosi furono i falli, e molto nervosismo specie di parte Avellinese, nel finale non sono mancate scaramuccie tra Irpini e tribuna centrale, dove una bottiglia d'acqua ''piena'' senza recare ovviamente danni, è stata lanciata dalla tribuna.

CONVOCATI: Mister Gagliardi non potrà potrà contare su gli squalificati Maicon e Pambou, dal momento che son stati squalificati contro il Cesena, c'è un piccolo nocciolo da sbrigare se ci sarà Di Michele, Strasser, e Gerardi, scelte ancora inspiegabili dal momento, che la rosa della Reggina, non dispone di grandi campioni, staremo a vedere.

FORMAZIONE: Questa è la formazione che sicuramente la Reggina metterà in campo: Modulo (5-3-2) con: Pigliacelli; Di Lorenzo, Coppolaro, Lucioni, Bochniewicz, Contessa; Frascatore, Dall'Oglio, Barillà; Sbaffo, Fischnaller.

GIOCATORI CHIAVE: Come di consueto nella ''Baronata'' seleziono sempre i giocatori che secondo me, sono gli elementi chiave della rosa, il primo è: Daniel Adejo, classe 1989 nato in
Daniel Adejo dal 2007 con la Reggina
Nigeria, oramai un veterano della difesa amaranto, ha esordito con la Reggina nel 2007 dove viene notato da Simone Giacchetta, altra grande bandiera del calcio reggino, Adejo esordisce nel 2009 in un Reggina – Fiorentina, da quel momento è diventato giocatore irremovibile nonché pilastro della difesa. Dotato di notevole corsa, concentrazione e tenacia, è possente fisicamente e abile nel colpo di testa. Con la
Reggina ha collezionato per il momento: 153 presenze segnando due reti.

Il secondo è: David di Michele, classe 1976 oramai un veterano del calcio italiano, un giocatore che ha espresso il meglio sia in A che in serie B, acquistato dalla Reggina nel 2013 è rimasto in pianta stabile nella società amaranto, ma se torniamo indietro, Di Michele aveva già vestito la casacca amaranto, nel 2002 dove gli ha giocato fino al 2004, in 62 presenze segnò 15 reti, poi tanta serie A, con Udinese, Palermo, Torino, breve parentesi
Tra passato e presente: David Di Michele
con gli ''Hammers'' del West Ham in Inghilterra, torna poi in Italia rivestendo la casacca del Torino, per poi essere girato al Lecce, dove in due anni segna 22 gol in 77 presenze, ultimo giro di boa il Chievo, ma a causa del poco spazio Di Michele ha espresso la volontà di esser ceduto, così ritorna a Reggio Calabria dopo nove anni, e l'impatto è positivo 50 presenze e altrettante 15 reti per un totale fino ad ora di 112 presenze e 30 goal. Attaccante di peso, sfrutta i colpi di testa, ed è un buon funambolo, carattere forte sia dentro che fuori il campo. Da sottolineare inoltre che Di Michele detiene un record personale, con 24 reti in coppa Italia, è il primo marcatore della competizione ancora in attività.

Il terzo è: Federico Gerardi classe 1987, friulano. Prima punta,forte fisicamentee nel gioco aereo. Giocatore dotato di
Federico Gerardi(il futuro) giocatore di grandi prospettive
una buonatecnica individuale,gioca spesso di spondaper far salire la squadra. Dal 2013 in 48 presenze ha segnato 12 gol. Attualmente è il miglior marcatore della squadra assieme a Fishnaller nella sfortunata stagione di serie B.

TIFOSERIA:Gemellaggi/Amicizie:
La curva Reggina presente a Bari


Salernitana: gemellaggio vecchissimo, ancor più vecchio di quello col Bari, storico, molto sentito. Col Bari in casa l’anno scorso esposta la scritta “Salernitani liberi”. Numerosissime le visite reciproche che si scambiano. Sbandierata con giri di campo in Salernitana-Reggina 01/02 e altre volte. Un’amicizia che va oltre il calcio. Bari: fraterna e consolidata amicizia,
Curva sud Siberiano in azione
consolidata nell’87/88; già dagli anni ’80 esisteva un forte gemellaggio con gli U.C.N. Bari. In Reggina-Bari 12/13 esposto dai reggini lo striscione “Cambiano i tempi e le



Quattro immagini che ritraggono, il gemellaggio tra Bari-Salerno-e Reggio Calabria
generazioni…non sono in vendita le nostre emozioni”, ed i baresi rispondono con “Reggio saluta la Bari ultras”. Sbandierata con giri di campo in Bari-Reggina 2000/01. Il gemellaggio ha resistito anche a una delicata sfida-salvezza nel 2000/01, vinto dal Bari. Una gara che ha fatto discutere per un
Gemellaggio tra Salerno e Reggio Calabria
infelice arbitraggio, ma che al di là di questo è stata l’occasione per rinnovare il bel gemellaggio, con 3mila reggini presenti con tutti i gruppi importanti. Per una domenica, i “galletti” sospendono lo sciopero del tifo riprendendo a sostenere la squadra, di fronte ai fratelli reggini. I gemellaggi di cui sopra, alla fine degli anni 80furono portati avanti alla grande dai Boys, favoriti da un periodo di crisi del Cucn.
Latina: gemellaggio diretto fin dalla fine degli anni ’80, sull’asse CUCN ’82-Falange Latina. Amicizia molto sentita, sia ora che in passato. Una rappresentanza reggina era presente nella finale
Curva Nord Latina, rapporto solidato quest'anno durante la partita di andata
Playoff 12/13 di Latina per la B col Pisa. Striscione “Ultras Latina” esposto in Lodigiani-Reggina 92/93. Prima c’era un gemellaggio fraterno tra il “C.u.c.n.” e gli “Ultras Latina” (vedi anche sezione “Curiosità”).
Milan: questo curioso gemellaggio risale alla prima stagione di Serie A, dopo 80 anni, della Reggina, quella delle invasioni amaranto. Nacque la scintilla
Curva Sud Milano
perché i milanisti riconobbero nei reggini una bella tifoseria, mentre i milanisti furono tra le poche tifoserie apprezzate al primo anno dai reggini. Per la verità, nei confronti della tifoseria rossonera c’era un’ombra di scetticismo, essendo comunque una tifoseria settentrionale, ostacolo però ben superato dal rispetto per la curva Sud milanista, quando le due sponde hanno avuto modo di conoscersi e confrontarsi. Legame cementato quando, nel 2007, con un Milan rimaneggiatissimo e con la testa alla finale di Champions League col Liverpool, la Reggina vinse 2-0, conquistando, nonostante la penalizzazione di 11 punti, la salvezza con Walter Mazzarri.
Catanzaro: prima c’era un gemellaggio vero e proprio, che viveva sull’asse Cucn-Ultras Catanzaro; i primi contatti già sul finire degli anni 80, con molte visite reciproche; ad esempio nel 91/92 fecero visita ai reggini con Casarano e Acireale ed altre ancora, mentre i reggini sono stati al loro fianco col Vigor Lamezia (giocata a Reggio), e a Catanzaro col Trani. Adesso però il rapporto si è  affievolito e incrinato, sia per il fatto che le due squadre non s’incontrano da tanto tempo, sia perché Reggio Calabria, prima città calabra per popolazione con i suoi di 180.082 abitanti, avrebbe tutti i requisiti storici, culturali e urbanistici per tornare ad essere il capoluogo della Regione Calabria, al posto dell’attuale Catanzaro, città più piccola e con meno storia, tanto che, quando, intorno al 1970, si trattò di designare Reggio capoluogo di Regione, si scatenò quasi una guerra civile. Amichevole giocata a Soverato (CZ), per le vittime dell’alluvione, con issati gli striscioni “U.C.” e “Massimo”, a rappresentare la curva “Massimo Capraro”  catanzarese. Striscione “Ultras Catanzaro” esposto in Reggina-Casarano 91/92. Il legame vero e proprio sarebbe svanito anche per lo scioglimento di “Warriors” e “Fighters”. Ascoli: buon rapporto d’amicizia. Il “Settembre Bianconero” di Ascoli presenziò allo partita-salvezza della penultima giornata del campionato di A 2000/01, a Perugia, dove erano presenti circa 9 mila reggini. In Ascoli-Reggina del marzo ‘13, i reggini senza tessera, lasciati fuori dal “solerte” servizio d’ordine, furono poi ospitati dagli ascolani nella loro curva. In casa con la Juve Stabia, il sabato successivo, i reggini esposero lo striscione “Ringraziamo la Sud di Ascoli”. Locri: buoni rapporti. Alcuni gruppi reggini, tra cui sicuramente i “Fedayn Reggio 1994” e il “C.u.c.n.”  avevano un rapporto diretto coi “Pessimi Elementi” Locri, probabilmente ancora attivo. Ravenna: il C.u.c.n. aveva, e forse ha ancora, una sincera amicizia con gli “Ultras Ravenna”.

Ex-gemellaggi-amicizie: Roma: amicizia che cominciò tra gli anni 80 e i 90, ed univa gli “Oltranzisti” con “Boys” e “Fedayn” Roma, riconosciuta comunque anche dagli altri gruppi. In Reggina-Genoa 01/02 di B, esposto lo striscione romanista “Orgoglio Capitolino”. In Ternana-Reggina 01/02, al fianco dei calabresi, ci sono anche i romanisti con gli striscioni “Boys” e “Salario Group”. Bello il giro di campo coi bandieroni coi romanisti. Con lo scioglimento degli Oltranzisti, il rapporto venne proseguito dal C.u.c.n., ma, col passare del tempo i romanisti non digerirono il gemellaggio coi torinisti e, in seguito, con gli odiati milanisti. In Re-Roma 03/04 i romanisti lanciarono diverse torce nel settore reggino: chiusa l’amicizia. Incidenti anche in Roma-Reggina 04/05. Torino: famoso il furto, nel 2003, da parte di juventini penetrati nel settore ospiti, durante uno Juve-Reggina di Coppa Italia, dello striscione “Ragazzi” dei Ragazzi della Maratona, gruppo del Toro, scioltosi proprio per questo motivo. Lo striscione era attaccato da questo gruppo che aveva fatto visita agli amici reggini. Fu la fine del gemellaggio. Giri di campo coi bandieroni sulla pista in Toro-Reggina 98/99, ultima giornata del campionato di B, classico “biscottone” che valse la Serie A per entrambe, con un “Delle Alpi” pieno come forse mai è stato; una gran bella festa per le due tifoserie allora gemellate. Tornando all’episodio del furto dello striscione, furono proprio i “Ragazzi della Maratona” del Torino a confezionare lo striscione “Cucn e Ragazzi: fratelli d’Italia”. Palermo: era un gemellaggio piuttosto sentito, per esempio gli Warriors Palermo riservarono ai reggini una splendida accoglienza per la partita di Coppa Italia Palermo-Parma del settembre ’91 ed anche per un Palermo-Messina di C1 nell’aprile ‘92. Più volte presenti anche i palermitani a Reggio (con Andria, ecc.), in particolare fu massiccio il loro apporto in un Reggina-Catania di C1. Il legame tra le due tifoserie risaliva agli anni 80, ma si è deteriorato con l’andar del tempo. Affinità politiche e tante rivalità in comune lo cementavano, poi sono cambiate le generazioni e, con l’andar del tempo, si è guastato. L’ultima volta (o sicuramente una delle ultime) che si è rinnovato, con consueti cori reciproci, giri di campo, scambio di sciarpe, sfottò contro i rivali comuni e partite amichevoli tra i gruppi, è stato nel 95/96. Le cose non sono andate più bene, secondo i reggini, per il comportamento ambiguo tenuto dai palermitani in una partita Palermo-Reggina alla “Favorita”. Si sono chiesti che gemellaggio è quando una curva ti fa mezzo applauso e l’altra fischia. Nel novembre 2013 una trentina tra bastoni e sbarre di ferro, assieme a bottiglie in vetro, nascosti all’interno di un aiuola sono stati trovati e sequestrati nelle adiacenze dello stadio “Granillo” dove si era svolto l’incontro di calcio Reggina-Palermo (vedi comunque sezioni “Rivalità” e “Liberi pensieri”). Siracusa: esisteva un vero e proprio gemellaggio, risalente agli anni 80-90. Una sincera amicizia tra “C.U.C.N.” e “Gioventù Sudista” Siracusa. In particolare, l’incontro di C1 del 24 maggio ’92, importantissimo per la salvezza di entrambe, vide recarsi in Calabria più di 500 ultras del Siracusa, che rimasero colpiti dalla grande accoglienza e gentilezza dei reggini, in virtù del gemellaggio, che, però, avrebbe potuto subire gravi danni vista l’importanza del risultato per le due squadre: chi avrebbe perso si sarebbe trovata in piena zona retrocessione. Nonostante questo il gemellaggio rimase, anzi, si rafforzò ulteriormente. Prima dell’incontro, molti reggini andarono in mezzo ai siracusani. Poi, una volta entrati nell’impianto, sono stati fatti i soliti giri di campo coi bandieroni, e poi cori contro catanesi e messinesi. Bello anche in seguito sentire i reggini che cantavano “Siracusa!” e, viceversa, i siracusani incitare la Reggina, che vinse 1-0. Ma i siracusani, pur col magone in gola, trovarono la forza per gridare ancora “Forza Reggina”, tanto che lo stadio si sciolse in un caloroso applauso verso di loro. Sicuramente fu una bellissima giornata di sport, finita con scambi di sciarpe, abbracci e reciproci auguri. Striscione “Gioventù” in Reggina-Nocerina 85/86. Peccato davvero che purtroppo che tutto è finito con una spaccatura, nel 1994/95. Adesso vi è una fiera rivalità. Cagliari: amicizia datata fine anni ’80, più o meno, con gli “Eagles Cagliari” che avevano stretto amicizia col “C.U.C.N.”, andando insieme a Sassari, città rivale per entrambe, nel maggio ’88. Avellino: feeling e simpatia sul finire
Cattivi rapporti sono scaturiti con i tifosi del Avellino, dal momento che Bari e Salerno, sono rivali da sempre degli Irpini
degli anni 80, poi svanita per il gemellaggio dei reggini coi salernitani, acerrimi nemici degli avellinesi. Sporting Gijon: intorno ai primi anni 90 il direttivo dei Crazy Group era amico degli spagnoli “Ultrà Boys Gijon”.
Rivalità: Messina: sicuramente la più sentita, campanilistica, quella del derby dello Stretto; i messinesi vengono chiamati
Curva sud Messina
“buddaci”, numerosi gli scontri e gli striscioni di sfottò in passato. A loro venne rubato lo striscione “Cep”, esposto in Reggina-Salernitana 2001-02 (vedi sezione “Liberi pensieri”). In un derby dello Stretto del 1990, successe il finimondo. Dalle h.13 alle 19 fu una vera battaglia, una guerriglia urbana, con oltre 100 feriti tra le forze dell’ordine. I facinorosi partirono dal settore della curva Nord per forzare il cancello, aggredirono i messinesi presenti in Tribuna e invasero il campo, scontrandosi con la polizia. Si tornò a casa a tarda sera, per poi




Nelle cinque immagini, scambi gratuiti di sfottò tra Reggini e Messinesi
ritrovarci alle 4 del mattino in Questura. Partirono quaranta diffide e denunce a piede libero. Dei quaranta fermi, molti erano del gruppo dei Boys. Balenò l’idea dello scioglimento del gruppo. Molti ragazzi si allontanarono, anche sotto la minaccia dei genitori. Per i Boys sembrava calato il sipario, ma tra mille difficoltà e vari stratagemmi fu deciso continuare a tifare. La domenica dovevano andare a firmare, ma non si presentarono, poi furono tutti scagionati. Un altro documento annullò l’obbligo di firma, ma confermava la denuncia. Si andò avanti così per 7 anni. Reggina-Messina è sempre stato un derby infuocato, forse uno dei migliori del meridione. Cosenza: storica rivalità, per motivi politici e campanilistici, ora meno sentita
Un altro derby sentitissimo è quello con il Cosenza, un uno dei tanti motivi ad esempio è perché i Silani hanno cattivi rapporti con i Catanzaresi
che in passato. Ai reggini rubarono lo striscione “Boys” a fine anni 80, esposto in Cosenza-Monza 88/89 con tanto di coro a presa in giro. Anni fa, in un Napoli-Cosenza, due ragazzi di Salerno andarono sotto il settore cosentino e tirarono via lo stendardo “N.S.”, acronimo di Nuclei Sconvolti, tutto avvenne troppo in fretta per una pronta reazione. Fu esposto poi in un Cosenza-Reggina 98/99. Lo striscione “Brigate Rossoblù Cosenza” finì in mano agli empolesi, in strane circostanze, ed esposto in un Reggina-Cosenza 90/91. In Cosenza-Reggina 95/96, i padroni di casa espongono striscioni di sfottò, tipo “Dio non salvi la Reggina”, poi lancio di oggetti durante la gara e, alla fine, scontri tra cosentini e polizia che carica e lancia lacrimogeni ad altezza d’uomo. Nell’89/90 i derby contro il Catanzaro furono due feste, al “Militare” andarono in 5mila nell’anno in cui i casentini si videro a Reggio, presenti; decisero di venire in cento e scortatissimi, dopo averci pensato 10 anni.. Furono sistemati in un angolo della Gradinata, avevano molte sciarpe del Genoa e della Ternana, comunque sfatarono un tabù. I cosentini rischiarono grosso ma i reggini non sapevano ancora che erano stati loro gli artefici del furto notturno di sei striscioni amaranto all’interno dello stadio reggino. I reggini erano sicuri che quel gesto, poco ultras e molto infame, fosse opera dei messinesi, ma scoprirono tutto quando gli striscioni amaranto furono esposti dai “Nuclei Sconvolti” nella loro curva. Certo i cosentini, almeno nei messaggi che espongono non le mandano a dire; in Cosenza-Reggina 98/99: “Disegnate scacchiere, sognate l’arrembaggio, ma di scendere dal treno vi è mancato il coraggio”, “Che brutto scherzo ti ha fatto la natura o camerata dalla pelle scura”, “Ti commenti da solo”, “Salutateci i cammelli”, ecc. Catania: rivalità antica, risalente come minimo agli anni 70, di campanile. Ai catanesi, in uno dei tanti scontri intercorsi in passato, venne rubato lo striscione “Catania”, esposto poi in Reggina-Catania 87/88. Nel 98/99, diretti ad Andria, i calabresi incontrarono gli “Irriducibili” Catania. Dagli insulti ai fatti, a colpi di cinture ed aste. Arriva la polizia che spara colpi in aria, poi dei catanesi nessuna traccia. Palermo: da gemellaggio a recente, sentita rivalità nel giro di poco tempo. Ai siciliani è stato rubato lo stendardo “Palermo nel cuore”, esposto in Reggina-Palermo 04/05. Crotone: vecchia rivalità, i reggini chiamano “zingari” i crotonesi, i vecchi derby sono sempre stati infuocati, numerosi gli scontri e gli striscioni offensivi in passato. In Reggina-Crotone, 1° turno di Coppa Italia 13/14, nell’agosto scorso, la Sud accoglie i rivali con la scritta “Fai il rivale…ti presenti scortato, ma lo scontro l’hai mai usato??”. Frosinone: vecchie ruggini: nell’87, in un Frosinone-Reggina, i ciociari bruciarono lo striscione “Boys”, all’esordio in trasferta in assoluto, e altro materiale. I reggini non riuscirono nemmeno a vedere la
Frosinone: I Reggini hanno la rivalità,  sopratutto per il rapporto di gemellaggio con i tifosi del Latina
partita, perché appena arrivati vennero subito assaliti, in un clima davvero ostile. In curva li aspettavano una 50ina di ultras locali, ma i reggini peccarono di presunzione attaccando gli striscioni al di là della rete. Una pioggia di sassi scagliata dai frusinati all’improvviso, anche dalla tribuna, chiuse i reggini tra due fuochi; la polizia fu costretta ad aprire i cancelli e a manganellate li spinse fuori lo stadio. Si salvò solo lo striscione “Cucn-Centro Italia”. Gli altri striscioni entrarono in possesso dei tifosi locali che li bruciarono nella loro curva. I reggini non rientrarono dentro lo stadio e uno di loro rimase all’ospedale e perse un occhio, ferito da un sasso. Al ritorno i frusinati pensarono bene di non presentarsi; comunque a Reggio le accoglienze ai ciociari sono sempre state brutte. Furibondi anche gli scontri in terra laziale del settembre 2009. Lecce: nel maggio ’05 scontri violenti nel piazzale sotto la Nord a Reggio e al parcheggio Botteghelle. Forse gli ultimi scontri veri a Reggio. Verona: fortissimo odio, rivalità antica, alimentata anche dallo spareggio-salvezza in A del 2001, ma tra i tanti “incontri ravvicinati” spicca quello del marzo ’96 a Reggio, dove non videro neanche la partita, perché, così si narra, ad aspettarli c’erano circa 300 ultras reggini; il loro comportamento fu invece quello di aggredire ragazze e passanti, evitando gli ultras. Il C.u.c.n non aveva niente da dimostrare a nessuno, cercando lo scontro solo con gli ultras; i veronesi hanno poi rubato lo striscione “Solo Reggio”, esposto in un Reggina-Hellas Verona del 2000-01. Momenti di tensione anche nell’88/89, durante il corteo dei veronesi verso lo stadio che gridano “terroni, terroni”. Juve: rivalità nata con la Reggina in Serie A, già dal primo anno (99/00). Striscione “Genova” degli juventini rubato, esposto in un Reggina-Juve. Atalanta: fiera
Curva Nord Atalanta
rivalità; incidenti in Coppa Italia, in campo neutro, nel 04/05 e altre volte in passato. Inter: rivalità piuttosto recente; a loro rubarono, in un dopogara della stagione 2002-03, la bandiera “Curva Nord” Inter, esposta poi in Reggina-Inter 05/06, e lo striscione di un club nel prepartita di Reggina-Inter 05/06, esposto durante la gara stessa. Perugia: rivalità ormai vecchia; a loro vennero rubati, in un Reggina-Perugia 2000-01, gli stendardi “Perugia cosmico” e “Gruppo di Spinta”. Nel ’94 i Grifoni furono accolti benissimo a Reggio C., da veri fratelli, visto anche il gemellaggio che avevano coi salernitani, tanto che, a fine partita, c’è pure uno scambio di sciarpe e una bevuta insieme. Ma al ritorno i reggini, arrivati con un treno speciale, cinque pullman e diverse auto, non vengono ripagati della solita moneta, anzi, vengono accolti da scritte “Benvenuti africani” e, appena entrati allo stadio, vengono offesi da cori razzisti, anche se il fotografo dell’Armata Rossa Pg disse loro che i gruppi sono tanti ed ognuno pensa alla sua maniera. Boh. Napoli, sfida sempre verace e spesso condita da incidenti. Avellino: rivalità di carattere sportivo, risalente agli anni ’90, in cui le due squadre si sfidavano spesso nei testa a testa per la Serie B. Ad Avellino, Serie B 95/96, Carminello, storico leader della curva reggina, all’apice della sua carriera da ultrà, scavalca il fossato e, da solo, si dirige lentamente verso la Sud fino a metà campo, poi si mette a correre velocissimo, arriva sotto il settore e comincia a staccare lo striscione “Cruels”, con gli avellinesi basiti, allibiti. Le f.d.o. poi arrivano e lo bloccano. Ma erano altri tempi…Parma: nell’88/89 addirittura in treno speciale per Parma. Violenza gratuita: automobili con vetri in frantumi, biciclette e vetrine spaccate, passanti picchiati e scontri sul treno con la celere prima di ripartire. Durante la gara dagli spalti piove di tutto al primo gol subito dalla Reggina. Ma è fuori dallo stadio che si registrano gli episodi più gravi. Al Pronto Soccorso arriva anche un tifoso della Reggina. Gravissimi atti di vandalismo lungo i viali che portano dallo stadio alla stazione ferroviaria. Gli oltre 4mila reggini arrivati a Parma erano decisamente troppi per consentire un controllo efficace da parte delle forze dell’ordine. Ternana, scontri furibondi sul terreno di gioco nel maggio 2002 a Terni, coi reggini in 3000, affiancati dagli allora gemellati romanisti, che fecero invasione di campo per festeggiare il ritorno in Serie A. Botte da orbi, i ternani non sopportarono l’esultanza reggina, ma fuori lo stadio non si videro. Scaramucce anche ad inizio anni 90. Licata: verso fine anni 80 accaddero incidenti dopo la partita Reggina-Licata. Un gruppo di tifosi ha lanciato sassi contro il pullman dei giocatori del Licata. Un ragazzo di 16 anni è stato raggiunto da un candelotto lanciato dalla polizia nel tentativo di disperdere un gruppetto di facinorosi, che aveva bloccato una strada adiacente lo stadio a conclusione del match. Matera: nel 1993/94 incidenti a Matera: le scaramucce accese nel finale di gara, sono proseguite dopo, costringendo le f.d.o. a effettuare alcune cariche. Nel bilancio finale: una ventina di tifosi fermati per accertamenti, mentre un carabiniere e un poliziotto sono rimasti contusi. Dopopartita da guerriglia urbana. Taranto: incidenti a Taranto-Reggina 88/89 sugli spalti. I tarantini sono entrati in possesso e hanno esposto allo stadio gli striscioni “Forza Reggina club Amato” e “U.R.C Accariello”. Genoa: nell’88/89 Genoa-Reggina si giocò sul neutro di Alessandria. I reggini trovarono allo stadio molti compaesani residenti al Nord. Fuori lo stadio, mentre s’aspettava l’apertura dei cancelli si avvicinano ai reggini senza motivo una decina di genoani, teste rasate propriamente chiamate “Red Skins”. Dagli insulti verbali si passò subito ai fatti e un reggino venne ferito da una bottiglia in testa. Perdeva tantissimo sangue; i reggini erano di più ma stavano avendo la peggio. I genoani però alla vista delle lame si ritirarono. Brescia: era nato intorno al ’90 un rapporto amichevole tra Skinheads Ultrà Brescia e Kaos Korps Reggina. Ma nell’88/89 a Brescia trovarono una città tutt’altro che amichevole, ma uniti e compatti, i reggini caricarono gli ultras Bs fin sotto la loro curva. Una 50ina i reggini, una 30ina i bresciani facenti parte lo scontro. Tafferugli anche nel 2004. Sampdoria: rubato ai doriani in un Reggina-Samp 04/05 lo striscioncino “Hell’s” degli “Hell’s Angels”, esposto in Reggina-Samp 05/06 e 06/07 Giarre, bandierone siciliano rubato in Giarre-Reggina 91/92 ed esposto in Reggina-Fano dello stesso anno. Torres: vecchi dissidi, risalenti a molti anni fa, intorno agli anni 80-90. Rivalità comunque all’epoca abbastanza sentita. Livorno: gara di Coppa Italia a Livorno nel ’98, la prima ufficiale in terra labronica. Una decina di reggini vengono avvicinati e ne nasce una maxiscazzottata, senza davvero nessun motivo. Entrati allo stadio vengono aggrediti con cori offensivi, stranamente, visto che non si erano mai incontrati prima. Brindisi: incidenti di rilievo nell’87/88.



PALMARES:La Reggina come squadra ha un palmares molto povero, ovviamente non ha avuto grandissimi successi. Nella sua bacheca sì può vantare 3 campionati di serie C, il primo vinto nel 1964-1965, il secondo nel 1983-1984, il terzo nel 1994-1995( grandissimo testa a testa contro l'Avellino). Da aggiungere in oltre che nella sua storia può vantare nove presenze in seria A.
Vi aspetto fra 6 giorni con l'ultimo numero de ''La Baronata''


BARONE FERDINANDO.


venerdì 16 maggio 2014

Scopriamo il Modena


           ''LA BARONATA''
                                     


                             
                            A CURA DI: BARONE FERDINANDO

IL NOSTRO AVVERSARIO:MODENA


Beh che dire, se questa squadra avrebbe giocato il girone di andata come quello di ritorno, a quest'ora sì poteva parlare di una squadra che la serie A, l'avrebbe meritata sicuramente, è proprio così, con l'arrivo di Granoche a gennaio e la continua mentalità del suo ariete Babacar, questo Modena se rivelata come una delle squadre più ostiche da battere in serie B, nelle statistiche il Modena è dietro il Palermo e il sorprendente Bari.
La squadra di Novellino che un girone fa ovvero da quando giocò ad Avellino, sembrava spacciata, squadra scarsa, senza una identità di gioco, i soli Babacar e Mazzarani a rendere vivo un attacco, che sembrava spento, mancava qualcosa, a gennaio la musica è cambiata, ottimo investimento sul mercato, ed i risultati sì sono visti: in tutto il girone di ritorno il Modena ha totalizzato 37 punti rispetto ai 22 punti conquistati nel girone di andata, qual'è il segreto che cela dietro questa ripresa così entusiasmante? Sicuramente l'allenatore, Walter Novellino, tecnico sul quale qualsiasi squadra avrebbe puntato, per un eventuale promozione, lui ha saputo valutare i giocatori, ha saputo trasmettere continuità, e nel momento critico ha saputo reagire, anche alle proteste dei tifosi. Andiamo con ordine e andiamo ad analizzare le statistiche dei canarini.

Vittorie in casa: 11
Pareggi in casa: 5
Vittorie fuori casa: 4
Pareggi fuori casa: 9
Sconfitte in casa: 3
Sconfitte fuori casa: 7
Totale: Vittorie: 15, Pareggi: 14, Sconfitte: 10, con 62 reti fatte e 41, media inglese – 18.

STORIA:Storia Modena FC
La nascita del calcio a Modena:
La prima partita di calcio disputata a Modena, si tenne al campo dei giochi della Panaro, la cui sede era dietro le ferrovie provinciali, in via Ricci. Era il 1903 e durante il saggio annuale di ginnastica, alla presenza di autorità e pubblico seduti su di una tribuna scoperta, nasceva il calcio modenese. A quei tempi il gioco del calcio si giocava da scapigliati sulle mura della città, sui prati di periferia, braccati dai contadini, oppure sulle piazzette appartate, fra gruppi improvvisati, ingaggiando sfide che spesso finivano in risse. Lo stadio era ancora lontano, c'erano soltanto dei prati senza recinzioni dove, prima delle partite, si montavano i pali delle porte, si segnavano i limiti del campo, l'area di rigore e il punto magico del penalty con polvere di gesso.

La costituzione delle prime società calcistiche tra studenti modenesi risale agli inizi del 1910. La prima fu la Virides, voluta dal prof. Fioravanti, che raccolse attorno a sè i giovani del Liceo Muratori, ma ebbe breve durata. Quasi contemporaneamente, Luigi Ventura studente di Bisceglie che secondo le cronache fu il primo a portare un pallone di cuoio a Modena riunì insieme a Ugo Mariani gli amici dell'Istituto Tecnico e fondò l'Associazione Studentesca del Calcio. Qualche mese dopo il Collegio San Carlo raccolse la sfida e Luca Mariani fratello di Ugo fondò l'Audax F.B.C.. Nel 1912, forse anche per riportare pace in casa Mariani, dove le rivalità tra Audax e Associazione Studentesca erano anche rivalità tra fratelli, si verificò il grande evento decisivo per le sorti del calcio modenese, ovvero la costituzione del MODENA F.C. La fusione tra Audax e Associazione Studentesca era auspicata da molti sportivi desiderosi di avere un'equipe che rappresentasse degnamente Modena in campo nazionale.

Il 5 Aprile 1912 il Panaro riportò: "Era affisso ieri un avviso sul quale si invitavano i nostri giocatori di football a partecipare a una riunione per deliberare circa la fusione delle due società, Associazione Studentesca del Calcio e Audax F.B.C. L'idea di tale connubbio non ci giunge nuova, l'abbiamo sentita circolare da oltre un anno nei capannelli calcistici, ma non abbiamo mai voluto entrare nel merito della questione per non rompere, come si dice, le uova nel paniere a coloro che tale idea propugnavano. Lo facciamo ora che la notizia ufficiale e la fusione fatta e che la nuova società ha già scelto il suo nome e i suoi colori. Si chiamerà MODENA F.C. e la sua maglia porterà i colori giallo-blu."

I problemi principali da risolvere dopo la fondazione furono due, trovare venti lire per iscriversi al campionato e un campo recintato. Superati a fatica i primi ostacoli, si pensò anche alla squadra, che disputò la prima partita amichevole il 3 Novembre 1912 nel campo di Piazza d'Armi contro il Venezia.

Gli anni '10...

Nella prima stagione, la squadra, i cui punti di forza erano Raffaldini, Cagno Zanasi, Papagna Ventura, l'atletico Secchi e lo scattante Soresina, giocò il campionato di Prima Categoria. Nella Stagione 1913-14 arrivarono Roberts, il primo straniero a giocare nel Modena, e dal Veneto, Pippo Forlivesi, che fu nazionale più volte. Il presidente Sandonnino, con un colpo di mercato, incaricò poi il segretario Gandolfi di prelevare Attilio Fresia a Genova dove era appena sbarcato dall'Inghilterra. Fresia fu forse il più grande giocatore che il Modena abbia avuto, di lui si racconta che con il pallone facesse mirabilie.

Nel periodo 1915-18 durante il periodo bellico la squadra partecipò alla Coppa Federale, sfiorando il successo nel 1916. In squadra c'era già Borgetti, uno dei capostipiti dei grandi portieri moderni. In quel periodo il campo del Modena venne requisito dalle autorità militari per diventare un parco raccolta per bovini.

Gli anni '20...

Nel 1920-21 il Modena disputò la semifinale del campionato con l'Alessandria, perdendo 0-4. Fu un periodo di disordine nell'organizzazione del calcio italiano. Il Modena insieme ad Inter, Venezia, Torino, Genoa ed altre si trovò in contrasto con la F.I.G.C. passando al C.C.I. Comitato Calcistico Italiano. Seguirono anni d'oro per la squadra gialloblu, nel campionato 1923-24 di prima divisione pareggiò addirittura con il Genoa del leggendario De Vecchi, detto il figlio di Dio.

Nel campionato 1924-25 di Lega Nord si classificò secondo ad un solo punto dal Genoa. Passarono alla storia la vittoria a Modena per 5-0 sull'Inter e l'esordio in serie A a 16 anni di Alfredo Mazzoni. Negli anni successivi arrivarono a Modena i primi ungheresi, sia come giocatori che come allenatori. A Modena si comportarono bene il fiorettista Tioschi e lo sfondatore Winkler.

Nel 1927, nel primo Campionato a carattere nazionale, il Modena fu sesto nel girone A, nel 1928 quinto nel girone B. Nel 1929-30 finalmente la serie A si giocò a girone unico da 18 squadre ed il Modena giunse dodicesimo con 30 punti.

Gli anni '30...


ViewImage-2Nel 1931-32 la squadra gialloblu retrocesse in serie B insieme al Brescia. Alla presidenza della società, al Rag. Donati, successe l'Avv. Arangio Ruiz, seguito poi dall'Avv. Cavazzoni Pederzini.

Dal 1933 al 1937 il sodalizio modenese rimase nella serie cadetta. Da ricordare che nel corso della stagione 1936-37 fu inaugurato lo Stadio intitolato a Cesare Marzari, ex gialloblu caduto nella guerra d'Africa. In quegli anni la denominazione di Modena F.C. cambiò in Modena Calcio per seguire le direttive del regime.

Nel campionato 1937-38 vi fu il ritorno in serie A. Alla guida della squadra vi era ancora un ungherese, Nehadoma. Nella stagione successiva il Modena si salvò per un punto. Il 1939-40 fu l'anno in cui comparvero i numeri sulle maglie dei giocatori. In quella stagione anche Dugoni, bandiera dei canarini, aveva lasciato il calcio. La squadra andava rinnovata, ma le casse erano vuote e i risultati non arrivarono, alla fine della stagione i gialloblu erano di nuovo in serie B.

Gli anni '40...

ViewImage-3La stagione 1940-41 fu difficile. La guerra ridusse l'organico della squadra e il Modena dovette ricorrere a sotterfugi per allestire una formazione competitiva, ma alla fine fu raggiunto l'obiettivo del ritorno in serie A. Fu l'anno dei Sentimenti, Vittorio e Lucidio, di Braglia, Notti e Banfi. La stagione successiva non fu altrettanto favorevole, si vendettero per problemi di bilancio Sentimenti e Banfi alla Juventus e vi fu la retrocessione in serie B.

Uniche note positive furono le rivelazioni Maino Neri ed Ermanno Malinverni. Nel 1942-43 nuova promozione con Zironi I soprannominato "La Gazzella", Neri, Malinverni, Braglia e Galli I. Tra il 1943 e il 1945 il Modena partecipò al Campionato Alta Italia nel girone misto Emiliano.

Finita la guerra i gialloblu si ripresentarono in grande spolvero: venne eletto Presidente Adolfo Orsi, Direttore Sportivo il maestro Nello Ugolini ed allenatore "Ghega" Mazzoni. Il 1946-47 fu l'anno delle meraviglie, si arrivò terzi dietro al grande Torino ed alla Juventus.

Nel 1947-48 il Modena si piazzò quinto e quattro canarini Menegotti, Pernigo, Neri e Cassani furono convocati per le Olimpiadi di Londra.

Nel 1948-49 il presidente Orsi si dimise, anche Mazzoni lasciò per altri lidi e vi fu la retrocessione in serie B. Cominciò un periodo difficile, nel quale ritornarono molti modenesi che avevano cercato fortuna lontano, ma che non riuscirono a cambiare le sorti della squadra.

Gli anni '50...

ViewImage-4Nel 1950-51 il Modena lottò per la promozione ma alla fine salirono in serie A Spal e Legnano. Fu l'anno in cui si rivelarono al grande pubblico Sergio Brighenti, Corradi e Ghezzi, che divennero tutti nazionali.

Nel 1951-52 i calciatori migliori vennero ceduti per esigenze di bilancio, come spesso accadeva. Neri e Ghezzi passarono all'Inter, Corradi alla Juventus e si rischiò la serie C.

Nel 1952-53 la squadra scese ancora, arrivò solo decima con l'allenatore Magli, che venne confermato anche per l'anno seguente. Fu la stagione del lancio definitivo del portiere Panetti, che poi venne ceduto alla Roma. Magli restò alla guida della squadra anche nel 1954-55 e la promozione venne sfiorata per un soffio.

Nel 1955-56 l'allenatore Magli andò a Genova, lo sostituirono Todeschini prima e Grandi poi. Nel 1956-57 il bilancio imponeva ancora sacrifici e il Modena non andò oltre il tredicesimo posto. Nel 1957-58 arrivò lo sponsor, si trattava dello Zenit, che mise a disposizione della società ben 100 milioni per tentare la scalata alla serie A. Dopo un buon campionato la squadra chiuse solo settima.

L'anno seguente, nonostante la conferma del sostegno dello Zenit, si dovettero vendere i pezzi migliori ed il risultato fu un mediocre quattordicesimo posto. Nel 1959-60 si ritirò lo sponsor. In panchina tornò Magli, ma una serie di errori di valutazione e una non positiva impostazione della squadra portarono per la prima volta alla retrocessione in serie C.

Gli anni '60...

ViewImage-5Gli anni '60 iniziarono con il Modena in serie C. Intanto anche un pezzo di storia gialloblu, Anteo Tirabassi, massaggiatore ed allenatore delle giovanili fin dalla fondazione del Modena era andato in pensione.

Nel 1960-61 con Malagoli in panchina e grazie ad alcuni acquisti azzeccati, fu riconquistata la serie B. Ma non era finita, nel 1961-62 i canarini tornarono in serie A dopo 13 anni. Uno dei trascinatori fu Pagliari, forse il centravanti più amato dai modenesi, capocannoniere gialloblu che in due campionati segnò 26 reti. Per la serie A furono acquistati molti calciatori, che non sempre si rivelarono all'altezza della categoria. La salvezza fu comunque raggiunta, grazie soprattutto a Cinesinho, nazionale brasiliano, uno dei giocatori di maggior classe mai visti a Modena. Il "Cinese" purtroppo si fermò solo una stagione e nel 1963-64, nonostante il ritorno di Sergio Brighenti con 10 reti e l'acquisto del cileno Toro, fu retrocessione allo spareggio con la Sampdoria.

Per la serie B il presidente Marassi chiamò Maino Neri, che puntava sui giovani per il rilancio. Alla fine i canarini si piazzarono settimi. Intanto tra le nuove leve allenate da Mazzoni, cominciavano a farsi notare Adani, Rognoni e Iseppi che furono lanciati in prima squadra nel 1965-66. I risultati non arrivarono, Neri venne sostituito da Remondini e la stagione si chiuse con il tredicesimo posto. Remondini restò alla guida della squadra anche nel 1966-67, e il Modena terminò con un buon settimo posto.

Gli anni successivi videro una girandola di allenatori nel 1968-69 furono addirittura quattro, Szekely, Malagoli, Remondini e Cavazzuti e si dovette sempre lottare fino all'ultimo per evitare la retrocessione in serie C.

Gli anni '70...

ViewImage-6All'alba degli anni '70 il Modena arrivò a metà classifica del campionato di serie B. Nella stagione successiva, con Spelta capocannoniere, si lottò a lungo per le posizioni di vertice, in panchina sedeva Remondini. Nel 1971-72, dopo avere cambiato tre allenatori, il Modena retrocesse in serie C.
Nel campionato di serie C 1972-73, con una squadra impostata per la promozione, si arrivò solamente settimi, con Giuliano Boscolo autore di 15 reti. L'anno successivo, stessa categoria, fu un campionato onorevole con settimo posto finale.

Nel 1974-75 finalmente vi fu il ritorno in serie B, con Bellinazzi centravanti e Bellotto mediano di spinta, alla guida tecnica era Ezio Galbiati. Nel primo anno di serie B, 1975-76, con Baffo-goal Bellinazzi autore di 13 reti, si raggiunse un buon ottavo posto, dopo aver lottato fino alla terzultima giornata per uno dei tre posti al sole che danno diritto al paradiso della massima divisione.

Nel 1976-77, con Cancian prima e Pinardi poi alla guida tecnica, il Modena si salvò solo all'ultima di campionato battendo il Monza che era in lotta per la serie A.

Nel 1977-78 iniziò una grave crisi societaria, che portò i gialloblu alla retrocessione in C1 e nella stagione successiva, per la prima volta dalla fondazione, in C2.

Gli anni '80...

ViewImage-7L'inizio degli anni '80 vide il Modena nell'inferno della C2. Il ritorno in C1 fu immediato, era stata risolta la crisi societaria, grazie all'intervento dell'industriale Bergamini, che si era avvalso della guida tecnica del debuttante Pace e delle prestazioni di uno dei giocatori più rappresentativi di Modena degli ultimi vent'anni, Stefano Cuoghi.

L'anno successivo fu disputato un campionato anonimo, da ricordare solo i contatti presi con Francesco Farina, che sarebbe stato alla direzione del Modena nei successivi 15 anni. Nel 1981-82 il Modena sfiorò la promozione in serie B, seguirono due annate con sei allenatori.

Nel 1984-85, il primo anno di Mascalaito in panchina, i risultati furono altalenanti e si chiuse la stagione all'ottavo posto. Nel 1985-86 vi fu il ritorno in serie B con il bomber Sauro Frutti, autore di 21 reti, e l'acquisto più significativo della gestione Farina, Sergio Domini. Nel campionato 1986-87, dopo un girone d'andata trascorso perennemente a ridosso delle prime posizioni, si accusò qualche battuta a vuoto nel finale sotto forma di tre sconfitte consecutive dalla 35 alla 37 giornata che permisero alla quart'ultima di portarsi a due lunghezze dai canarini, i quali liquidarono la pratica all'ultima giornata davanti al pubblico amico sconfiggendo, nel padre di tutti i derby, il Bologna con un goal d'autore di Sauro Frutti.

Nella stagione successiva, 1987-88, il Modena non riuscì a rimediare alle cessioni di Longhi e Piacentini al Padova e retrocesse in C1 dopo la drammatica partita-salvezza contro il Genoa. L'anno dopo si giocò un campionato a corrente alternata in C1, con Ferrario prima e Vivani poi sulla panchina.

Gli anni '90...

ViewImage-8L'ultimo decennio del secolo appena trascorso era iniziato con la promozione in serie B con Renzo Ulivieri in panchina, stagione 1989-90. Nella fattispecie i canarini dominarono il campionato, con il portiere Marco Ballotta che stabilì il record per il minor numero di reti subite, solo 9 reti su 34 partite. Furono poi 4 i campionati cadetti disputati dai canarini.

Nella stagione 1990-91, dopo un girone d'andata in cui i canarini totalizzarono solo 14 punti, contrariamente al buon livello di gioco espresso, con conseguente ultimo posto in classifica, si registrò un girone di ritorno disputato con una media-promozione, 22 punti, e soprattutto grazie alla vittoria esterna di Reggio Calabria contro la diretta concorrente Reggina (rete vincente siglata da Paolo Sacchetti dopo un calcio di rigore parato da Francesco Antonioli) i canarini rimediarono una meritatissima salvezza.

All'inizio della stagione 1991-92, dopo la doccia fredda della partenza di Renzo Ulivieri destinazione Vicenza, si cominciò la seconda avventura cadetta con l'esperto Eugenio Bersellini al timone. A metà torneo, col Modena quart'ultimo con 16 punti, si operò il cambio della guardia con l'arrivo di Francesco Oddo che fruttò 20 punti nella seconda parte, con salvezza conquistata matematicamente all'ultima giornata grazie alla vittoria per 2-1 al Braglia contro il Messina. I siciliani retrocedettero in C.

Il 1992-93 inizi con la nomina di un giovane allenatore emergente per la panchina, nella fattispecie, Pierluigi Frosio. Fu questa l'annata disputata con meno patemi, un onorevole 13° posto con salvezza matematica conseguita a poche giornate dalla fine, 33 punti, 16 + 17. Prima dell'ultima giornata di campionato, però, fu ufficializzata a sorpresa la notizia della sua non riconferma.

L'anno 1993-94, con il rientrato Oddo ed il subentrato Vitali, nonostante la squadra sembrasse allestita per un campionato di alta classifica ed in attacco si disponesse di un certo Chiesa, arrivò la retrocessione in C1. Alla fine della stagione arrivarono le dimissioni del presidente Francesco Farina, con Renato Cipollini nominato Amministratore Unico, il Conte degli Albertini ne manteneva la proprietà.

La stagione 1994-95 si concluse con la sorprendente retrocessione in C2 dopo aver disputato i play-out ed essere stati sconfitti dalla Massese.

In realtà per il Modena F.C. il secondo campionato di C2 della sua storia durò poco più di 40 giorni, fino al 30 Luglio 1995, data in cui si riunì il Consiglio Federale della F.I.G.C. a Roma. Per assenza di requisiti amministrativi vennero escluse dai campionati, Barletta, Crevalcore e Siracusa. Al loro posto vennero ripescate in C1, MODENA, Chieti e Turris. Le bandiere ripresero a sventolare, si festeggiava lo scampato pericolo. A questo punto, Mauro Bassinghi venne nominato presidente, con il Conte che manteneva la proprietà. Classifica finale, un undicesimo posto onorevole, dopo che nel girone di andata si era navigato in zona Play-off. Due gli allenatori che si succedettero sulla panchina durante la stagione, Carlo Regno e Mauro Melotti.

Questi furono anni di burrascose vicende societarie, terminati con l'avvento del Presidente Luigi Montagnani. Prima del suo arrivo la società visse momenti sconcertanti, conoscendo addirittura una penalizzazione di classifica per illecito amministrativo nella stagione 1996/97 (Presidente Fiorenzo Gabrielli). Stagioni di frenetici cambi in panchina, da Ferruccio Mazzola a Tomeazzi e Mascalaito, da Regno a Melotti, da Frosio a Bollini, da Fedele a Scanziani e nuovamente Bollini, ossia i tre allenatori che hanno caratterizzato la prima annata di Gigi Montagnani alla presidenza del Modena, 1997-98, conclusa con un dignitoso sesto posto dopo essere stati a lungo in piena zona play-off.

Finalmente la stagione 1998-99 ha riportato un po' di luce nel calcio modenese, è stato, infatti, solo un Lumezzane in salute nei play-off a dire di no ai sogni di promozione dei canarini.

Nella stagione successiva, 1999-2000, dopo un avvio di magro bottino, 9 punti in 10 partite e penultimo posto in classifica, con l'avvento di Gianni De Biasi in panchina nonchè cinque adeguati rinforzi alla riapertura del mercato, il Modena ha condotto a termine un campionato con una salvezza abbastanza tranquilla.

Gli anni dal 2000 al 2004

Nella stagione sportiva 2000-2001 (Serie C/1) Mister Gianni De Biasi ottiene la meritata conferma, con al suo fianco i due collaboratori Vinicio Bisioli (preparatore dei portieri) ed il Prof. Paolo Artico (preparatore atletico). Il Direttore Generale Doriano Tosi, entrato in Società a metà della stagione precedente, allestisce una squadra adatta alla categoria che fa dell’aggressività, dell’intensità e del buon acume tattico le sue armi migliori. Il ritiro pre-campionato cambia geograficamente: Pieve di Cadore la località prescelta. All’inizio della preparazione l’ambiente viene sconvolto dalla morte improvvisa del "Presidentissimo" Gigi Montagnani.
Nonostante il tragico evento la squadra disputa un ottimo pre-campionato ed in Coppa Italia stravince il proprio girone a punteggio pieno (la perla è costituita dalla vittoria per 2-1 sulla Reggiana allo Stadio Giglio, evento che mancava da 50 anni) ed alla decima giornata di campionato si trova al primo posto solitario con 27 punti, frutto di 9 vittorie ed una sconfitta.

Il 19 Novembre è un’altra data purtroppo da ricordare tristemente: al termine della gara di Como (persa 0-1), mentre percorre il corridoio che porta al pullman, Francesco Bertolotti viene colpito da dietro con un pugno sferratogli dal comasco Ferrigno. Cadendo Bertolotti sbatte violentemente il capo sul pavimento. Trasportato d’urgenza all’Ospedale di Lecco gli vengono diagnosticate lesioni cerebrali ed alle ore 23,00 è necessario un intervento chirurgico che gli salverà la vita. Dopo una settimana il calciatore esce dal coma e, aprendo gli occhi, riconoscerà i suoi famigliari.

I canarini attraversano un periodo difficile, durante il quale il distacco sul Como si riduce da +5 a +1, al quale seguirà una pronta ripresa: tutta la stagione sarà caratterizzata dalle varie fasi di questo entusiasmante testa a testa.

Alla penultima giornata di campionato il Modena è di scena al “Morelli” di Brescello, dove al termine di una gara sconsigliata ai deboli di cuore, dopo un costante assedio sotto la porta brescellese, al 97’ Ciro Ginestra trova finalmente lo spiraglio giusto per battere il portiere locale.

E’ la vittoria che vale virtualmente la serie B, ufficializzata all’ultima giornata con la vittoria al Braglia sul Lecco per 2-0 (Grieco e Scoponi i goleador di turno).

Il finale della stagione vede il Modena vincere anche la Supercoppa di Lega battendo il Palermo (2-1 in Sicilia e 3-0 al Braglia).

All’inizio della stagione successiva 2001/02 (Serie B) c’è un’importante novità a livello societario: Romano Amadei, patron della IMMERGAS rileva il 50% del pacchetto azionario della società gialloblu per poi rilevare nel Gennaio 2002 il rimanente 50%, fornendo così alla Società un futuro sicuro e solido. IMMERGAS compare per la prima volta anche sulle maglie da gioco quale sponsor principale.

Il gruppo di giocatori che ha conquistato la serie B viene confermato, con qualche ritocco, mentre la sede del ritiro precampionato è sempre Pieve di Cadore.

Dopo il primo turno di Coppa Italia brillantemente superato (Lumezzane, Cagliari e Reggina gli avversari di girone) la seconda gradita sorpresa è dietro l’angolo. Il MODENA ha un inizio di campionato altrettanto travolgente: col Bari (vittoria 2-0), a Crotone (2-1), col Napoli (4-1).

I canarini conducono un torneo in cui occupano costantemente le prime quattro posizioni, con il vantaggio sulla quinta che aumenta giornata dopo giornata.

Si arriva al 12 maggio 2002, il giorno più lungo, il teatro è lo Stadio “Luigi Ferraris” di Genova, l’avversario è il Genoa. 0-0 il risultato finale poi, tutti a seguire con le radioline gli ultimi cinque minuti di recupero della gara Cosenza-Napoli che è sull’1-1, il tutto sotto la Curva dei nostri tifosi.

Al fischio finale dell’arbitro della partita di Cosenza la gioia generale esplode: dopo 38 anni MODENA è in serie A, il sogno è diventato realtà.

L’inizio della stagione 2002/03 (Serie A) ricalca la dimensione semplice ma organizzata che ha sempre contraddistinto la Società, facendole acquisire l’etichetta di “simpatica società modello”.

Le prime gare amichevoli del ritiro di Pieve di Cadore fanno già vedere le stesse cose ammirate nelle due stagioni precedenti: coesione di gruppo, modestia, umiltà, volontà,cultura del lavoro ed attaccamento alla maglia.

L’inizio del Campionato di Serie A è caratterizzato da una prevedibile sconfitta 0-3 al Braglia con il Milan stellare, mentre la gara successiva regala una giornata storica e memorabile ai colori gialloblu, con i canarini corsari nella "tana della Lupa". All’Olimpico contro la Roma di Capello, Totti, Batistuta, Antonioli, Panucci, fresca di uno scudetto (2000/01) e di un secondo posto (2001/02) i canarini si impongono per 2-1 con Totti, Milanetto e Sculli a riempire la casella dei marcatori.
Poi, altre vittorie convincenti (2-1 col Torino e col Parma, 3-1 a Bergamo, 1-0 a Reggio Calabria, 1-0 col Piacenza) posizionano i gialli al 5° posto in graduatoria dopo 10 giornate.

La Serie A però non ti perdona nulla ed i gialli, come può capitare a qualsiasi matricola, attraversano un periodo critico che li porta quasi alle soglie della zona retrocessione. Nel frattempo Gianpiero Marchetti rileva Doriano Tosi (passato al Parma) nella direzione sportiva.

Il 23 Febbraio 2003 segna la riscossa al Braglia  dei gialloblu con il ritorno alla vittoria (1-0 sul Chievo), alla quale si aggiungono quelle determinanti, sempre al Braglia, sulla Reggina (2-1) e sui cugini d’oltre Panaro del Bologna (3-2). Un pari all’ultima giornata (2-2 al Rigamonti con il Brescia) sancisce la altrettanto storica matematica salvezza dei canarini.

L’inizio della stagione 2003-04 (Serie A) presenta una novità sulla panchina gialloblu: Gianni De Biasi, trasferitosi al Brescia, è sostituito da Alberto Malesani che tanto bene aveva fatto con Chievo, Fiorentina e Parma.

Buono il precampionato: in occasione di una tournèe istituzionale in Romania, i gialli di Malesani (che nel frattempo hanno accolto tra le proprie fila gli ex-comaschi Allegretti, Corrent, Stellini, Music in attesa di Nicola Amoroso che firmerà il 29 Agosto 2003) fermano sullo 0-0 lo Steaua Bucarest (la Juventus di Romania) e sull’1-1 il Bacau (con Nicola Campedelli marcatore in terra straniera).

E’ sfortunata la partenza in Campionato (0-2 a Milano con l’Inter in gol con Bobo Vieri e Materazzi al 86’ e 92’, e l'0-1 al Braglia con l’Udinese frutto di un rigore discutibile trasformato da Pizarro).

Nel frattempo Doriano Tosi torna ad assumere il ruolo di Direttore Sportivo.

Dopo un pareggio ad Ancona (1-1, Kamara), tre vittorie consecutive portano il meritato ossigeno in casa gialloblu (2-0 col Bologna, Amoroso e Kamara, 3-0 ad Empoli, gara giocata in inferiorità numerica dal 11’ e reti di Cevoli-Ungari-Milanetto, 2-0 col Lecce, con Vignaroli e Kamara).

Dopo una sconfitta per 3-0 a Parma, la vittoria torna di casa al Braglia con Allegretti che in contropiede trafigge il Perugia (1-0). Come l’anno precedente il Modena si trova tra le prime posizioni in serie A, conoscendo in seguito una crisi lunga di risultati, dalla quale, rispetto all’anno precedente, la squadra difficilmente riesce a riprendersi. Nemmeno gli acquisti invernali di Marazzina, Makinwa, Domizzi, Grandoni servono per dare la tanto attesa sferzata. I gialli vinceranno in questo periodo, solo in due circostanze (2-1 con l’Ancona e 1-0 con la Sampdoria).

Ma le ultime tre sconfitte consecutive decretano purtroppo una pagina amara della nostra storia, culminata con l’aritmetico ritorno nella serie cadetta dopo due sole stagioni in Serie A.

Dal 2005 ad oggi...

ViewImage-9Si ricomincia la Stagione 2004/05 (Serie B) all’insegna della ricostruzione, come spesso avviene dopo una bruciante retrocessione, tra l’altro materializzatasi proprio all’ultima giornata, e si ricomincia con la clamorosa Spada di Damocle della partenza ad handicap (-4) che si concretizza poco prima dell’inizio del Campionato di Serie B con la sentenza della Commissione Disciplinare della Lega Nazionale Professionisti prima (-5) e poi della Commissione d’Appello Federale che riduce a -4.

L’allenatore è il giovane emergente Stefano Pioli, proveniente da una buona stagione a Salerno (2003/04 la sua prima esperienza in campionati professionistici dopo uno scudetto vinto con gli Allievi Nazionali del Bologna 2000/01).

Ricostruzione si diceva, in effetti le operazioni di mercato vedono svestire la casacca canarina molti giocatori dell’ultima stagione in Serie A (chi per scadenza contrattuale, chi per fine prestito e chi per ragioni di categoria e societarie).

Vestono la maglia gialloblu come nuovi arrivati, Juri Tamburini (dal Vicenza), Ivan Tisci (dall’Avellino), Fabio Di Venanzio (dall’Ascoli), Giorgio Frezzolini (dal ChievoVerona), Olivier Renard (dall’Udinese), Luca Antonini (dal Milan), Flavio Giampieretti (dall’Empoli), Matteo Centurioni (dal Treviso), Armando Perna (dal Livorno), lo svincolato ex-interista Maurizio Ganz (ultima società Ancona), il giovane promettente centrocampista Michele Troiano (dal Monza) ed i graditi ritorni di Rubens Pasino (svincolato dopo il fallimento del vecchio Napoli) e Andrea Fabbrini (di ritorno dal Torino per fine prestito). Il ritiro precampionato vede i canarini dividersi in ben quattro località: Pieve di Cadore, Fanano, Pavullo nel Frignano e Montese.

Dopo una Coppa Italia positiva che inizia sì con una sconfitta casalinga (0-1 con la Triestina) seguita da due vittorie esterne (2-1 a Treviso e 3-1 a Venezia), inizia finalmente il Campionato.

I canarini sono giudicati tra i favoriti della vigilia, ma il fardello psicologico del -4 peserà per tutto il girone di andata. I gialli infatti sono autori di ottimi risultati tra le mura amiche, mentre in trasferta si conta un raccolto magro, rimpinguato dalle vittorie di Torino (3-0 sui granata) e di Treviso (2-1 sui biancocelesti reduci da 5 vittorie consecutive): chiudono il girone di andata a quota 26, quota che al netto della penalizzazione sarebbe 30 in una posizione nettamente più tranquilla. Al mercato di Gennaio 2005 vestono il gialloblu Daniele Amerini (dall’Arezzo), Mattia Graffiedi (dal Siena, via Milan), Emanuele Belardi (dal Napoli via Reggina), ed il giovane Basilico (dal Monza). Compiono il percorso inverso, Olivier Renard (al Napoli), Luca Antonini (al Pescara via Milan), Fabio Di Venanzio (al Treviso). Sino all’ottava giornata di ritorno i gialli si trovano al confine con la zona playout poi, due vittorie consecutive (2-0 sul Catanzaro e 2-1 ad Arezzo) proiettano la squadra di Pioli a +8 sulla zona che scotta. A fine Marzo, la Camera di Conciliazione Arbitrato del CONI restituisce 3 punti ai gialli e sullo slancio i canarini battono il Verona (2-0) al Braglia proiettandosi nel giro di pochissime settimane a ridosso della zona playoff. Proseguono i risultati utili, tra i quali da sottolineare il netto poker (4-0) inflitto al Braglia ai bianconeri del Cesena. Alla terz'ultima giornata viene espugnato il “Cibali” di Catania (1-0), con questa vittoria viene raggiunto il sesto posto in perfetta solitudine (zona Playoff). Alla penultima è di scena al Braglia il Treviso: al 83’ Campedelli trova lo spiraglio giusto per insaccare l’1-0 (che vorrebbe dire playoff matematici) ma in pieno recupero con un missile imparabile Reginaldo gela il Braglia rinviando il tutto alla sfida dentro-fuori di Ascoli Piceno, dove purtroppo i bianconeri marchigiani si impongono per 1-0 relegando i gialli ad un onorevole 7^ posto a quota 61 punti.

Nella Stagione 2005/06 il Modena, forte di un centravanti come Cristian Bucchi, capace di segnare 30 reti (capocannoniere e miglior realizzatore stagionale di sempre del Modena), giunge ai playoff promozione classificandosi al 5° posto. Nelle semifinali, pur non perdendo, viene eliminato dal Mantova (0-0 al Braglia e 1-1 in territorio virgiliano, ma passano i biancorossi in virtù del miglior piazzamento in campionato).

I canarini occupano le prime posizioni sin dalle prime giornate (2° posto alla fine di Ottobre) e dopo una fase centrale a risultati altalenanti in cui vengono risucchiati a metà classifica, da Marzo in avanti centrano un’invidiabile score di 9 vittorie, 3 pareggi, 0 sconfitte. Risultati che valgono il 5° posto finale con tanto di piazzamento playoff.
Tra i risultati annuali di maggior prestigio c’è da segnalare: la vittoria al “Dall’Ara” di Bologna (2-1) sui cugini con Bucchi, Colacone (per i gialli) e Bellucci (per i felsinei) che scrivono il proprio nome nella casella dei marcatori di giornata. Le altrettanto prestigiose vittorie al Braglia nel girone di ritorno contro squadre che lotteranno fino alla fine per la vittoria finale: 2-1 sul Brescia (in rimonta con doppietta del colored Gyan Asamoah, attaccante della nazionale ghanese), 2-1 sul Torino di Gianni De Biasi (Graffiedi ed Asamoah), 2-1 sul Catania (in rimonra doppietta di Juri Tamburini) e all’ultima giornata 1-0 a Bergamo contro l’Atalanta capolista (Bucchi).
Allenatore Stefano Pioli per il secondo anno consecutivo.

Frezzolini; Pivotto, Perna, Centurioni, Tamburini; Amerini, Giampieretti; Campedelli, Colacone (Asamoah), Graffiedi (Tisci); Bucchi: la formazione nel complesso più utilizzata.

Nella Stagione 2006/07, con un organico meno forte a causa la cessione di Cristian Bucchi al Napoli e dopo una partenza abbastanza positiva in Coppa Italia TIM (eliminato al Terzo Turno dal Genoa), il Modena passa dalla lotta per la promozione a quella per evitare la retrocessione. Tuttavia l’obiettivo viene conseguito anche grazie al cambio di rotta avvenuto a Febbraio 2007 quando il D.S. Nereo Bonato affida il timone della squadra al navigato allenatore Bortolo Mutti, alla cui guida esplode il fantasista Alex Pinardi che con 10 centri batte il proprio record personale di segnature stagionali.

Frezzolini; Frey (Antonazzo), Perna, Centurioni (Ungari), Tamburini; Abate, Luisi, Campedelli, Bentivoglio (Gilioli); Pinardi; Bruno (Sforzini): la formazione nel complesso più utilizzata.

Ai nastri di partenza della Stagione 2007/08, il Modena, eliminato al Primo Turno di Coppa Italia TIM dal Bologna (1-2 al “Dall’Ara” con vantaggio gialloblu di Sasà Bruno, pareggio dell’ex-Marazzina e rigore vincente di un altro ex, Davide Carrus), si presenta con un organico in grado di raggiungere una tranquilla salvezza. Dopo una buona partenza (26 punti al termine del giro di boa), però, i canarini si smarriscono in un lungo periodo difficile di ben 15 partite a digiuno di vittorie, durante il girone di ritorno, culminato con la sostituzione di Bortolo Mutti con il redivivo Daniele Zoratto.

La nuova avventura di Zoratto si conclude con la salvezza matematica giunta alla penultima giornata grazie alla vittoria al Braglia per 2-1 contro l’Ascoli.

Nell’economia della salvezza raggiunta spiccano le 18 reti del buitre del Vesuvio, Sasà Bruno, nonché le 9 reti di Alex Pinardi.

Frezzolini; Frey, Perna, Gozzi, Tamburini; Antonazzo, Luisi (Gatti), Bolano (Longo), Gilioli; Pinardi, Bruno (Okaka): la formazione nel complesso più utilizzata.

La Stagione 2008/09 verrà ricordata a lungo come una delle più difficoltose per il Modena. Un’annata iniziata non sotto i migliori auspici di un’estate dominata dall’incertezza dal punto di vista societario. Si susseguono, infatti, anche durante tutto l’anno, voci su possibili acquirenti del Modena F.C. di Romano Amadei, fortemente intenzionato a passare di mano la Società. Il risultato è una squadra che fatica e non poco nella prima parte del campionato. I soli 16 punti del girone d’andata fanno da contraltare ai ben 35 del girone di ritorno, e al 14° posto finale. Una tale inversione di marcia è la somma di vari fattori tra cui il ritorno di Alex Pinardi da un lungo infortunio ed il cambio in panchina con Luigi Apolloni che subentra a Daniele Zoratto alla 23^ giornata.

I numeri sono a volte impressionanti: Modena ancora al palo a 0 punti dopo 5 giornate, solo un totale di appena 16 punti al giro di boa, bilancio opposto nel girone di ritorno dove con 35 punti (per un totale di 51 finali e salvezza diretta) i canarini sono al 3° posto della classifica parziale del ritorno, dietro a Bari e Parma che saranno direttamente promosse.

L’amaro ricordo delle prime 5 partite senza punti è cancellato con un finale di Campionato in cui i canarini vestono i panni della squadra del momento: vittoria 2-0 nel derby di ritorno contro i cugini neroverdi, e dopo la sconfitta di Frosinone che pare accentuare alcune paure, ecco il rush finale: vittorie entrambe esterne per 2-1 a Livorno ed Ascoli, 1-0 al Braglia coi cugini padani del Mantova, sconfitta per 1-4 al San Nicola contro un Bari fresco di promozione in serie A, vittoria 2-1 al Braglia contro l’Avellino e, dulcis in fundo, teatro il “Nereo Rocco” di Trieste: le numerose palle-goal a favore dei gialli si contano col supporto del pallottoliere, ma il guardiano giuliano, Agazzi, risponde colpo su colpo, neutralizzando persino un calcio di rigore ad Alex Pinardi.

Il cronometro corre, impietoso, e quando ormai sembra materializzarsi lo spettro dei playout, ecco invece il miracolo sportivo: ore 17,39 corrispondenti al minuto 84’. Alex Pinardi avanza palla al piede e, in prossimità dell’area, prova il sinistro respinto corto da un difensore alabardato. Alex rifà suo il pallone scaraventandolo in rete e trasformando nel Maracana lo spicchio che accoglie i quasi 500 tifosi gialloblu. Una salvezza che vale uno scudetto vinto.

Come l’anno precedente influiscono altri 18 goals del bomber Sasà Bruno, oltre che quelli dei "ragazzini terribili", Jonathan Biabiany (8) e Andrea Catellani (7).

Frezzolini; Gozzi, Diagouraga, Perna; Giampà, Bolano, Longo (Pedro Oliveira), Tamburini; Pinardi; Bruno, Biabiany (Catellani): la formazione nel complesso più utilizzata.

All’inizio della Stagione 2009/10 vengono confermati sia Luigi Apolloni in panchina che i giocatori di rilievo Bruno e Pinardi, con l'obiettivo di una tranquilla salvezza.

C’è da segnalare l'ingresso in Società, quali azionisti di minoranza, di nuovi soci modenesi che formano la società chiamata GHIRLANDINA SPORT, presieduta dal Presidente della CPL Concordia, Roberto Casari.

L’inizio del campionato è stentato con i canarini sconfitti nelle prime due gare. Alla terza giornata arriva la prima vittoria (2-1 a Salerno), e vi seguiranno un pareggio a reti bianche casalingo con il Lecce ed una serie di risultati altalenanti.

Poi le vittorie prestigiose 1-0 al Braglia con la Reggina (Bruno-goal) ed 1-0 all’Olimpico di Torino contro i granata (1-0 Juri Tamburini).

Sfortunata sarà poi la gara contro il Frosinone capolista (0-3) a cui però seguiranno le vittorie a Piacenza (3-2) ed al Braglia col Vicenza (1-0) e lo 0-0 nel derby col Sassuolo che porteranno la squadra a ridosso della zona-playoff. Dopo le vittorie per 3-0 (a Bergamo vs. Albinoleffe) e 2-0 al Braglia con la Triestina i canarini salgono al 6° posto e manterranno quella posizione per diverse giornate, complice la vittoria per 1-0 al Braglia sul Cesena nella prima partita del 2010.

Da quel momento ci sarà però una serie di risultati poco felici che allontaneranno di fatto la squadra di Apolloni dalle prime posizioni, seppur rimanendo all’ottavo posto per diverse giornate.

Le vittorie contro l’Ancona al Braglia (2-1) e contro la Reggina (1-0 in Calabria) faranno ben sperare l’ambiente in un ancora possibile aggancio agli spareggi promozione, ma i gialloblu entreranno in un lungo periodo avaro di vittorie ed otterrano la salvezza matematica all’ultima giornata al Braglia battendo in rimonta il Gallipoli (da 0-2 a 3-2).
Narciso; Gozzi, Rickler, Perna; Giampà, Bianco, Luisi (Colucci), Troiano, Tamburini; Bruno, Catellani: la formazione più utilizzata.


Per la Stagione 2010/11 è doveroso iniziare con una data: 29 giugno 2010, quando l'incontro tra Romano Amadei e Ghirlandina Sport sancì la cessione a quest'ultima del 49% delle azioni del MODENA F.C. L’intervento di Ghirlandina Sport servì a salvare e mantenere nel calcio che conta il glorioso sodalizio gialloblu, a garantire un futuro serio e solido, scongiurando il pericolo della non iscrizione al Campionato di Serie B.

La Stagione inizia quindi con l’entusiasmo dei nuovi Dirigenti di Ghirlandina Sport (CPL CONCORDIA del Pres. Roberto Casari, WAMGROUP del Pres. Vainer Marchesini, USCO del Pres. Massimo Galassini ed ING. FERRARI del Pres. Pietro Ferrari già Presidente in carica di Confindustria Modena): da Gennaio 2011 Ghirlandina Sport acquisirà la totalità delle azioni del MODENA F.C., divenendone unica proprietaria.

Il confermatissimo Direttore Sportivo Fausto Pari riconferma alcuni anziani, ripescando Leo Colucci (già canarino la stagione passata) e ricorrendo anche all’esperienza di un altro ex-rossoblu quale l’attaccante Claudio Bellucci.

Poi sceglie alcuni giovani con esperienze già recentemente avute nella serie cadetta (Mazzarani, Pasquato, Signori).

Al timone della squadra Cristiano Bergodi, allenatore conosciuto nel modenese per aver guidato i cugini neroverdi nella Stagione 2003/04 e quasi un debuttante nel Campionato di Serie B italiano, in quanto proveniente da un lustro di esperienza nella Lega di Serie A romena dove guida squadre titolate e partecipanti alla Champion’s League (Steaua Bucarest, Cluj). 

Dopo un proficuo ritiro precampionato diviso tra Fiumalbo e Montese, il MODENA inizia la Coppa Italia TIM sconfiggendo al Braglia per 4-1 il Sorrento (squadra di LegaPro che si classificherà 2° nel proprio campionato).

Ai nastri di partenza del Campionato si registrano subito due vittorie casalinghe (entrambe 1-0 con Piacenza e Padova) ed un pareggio esterno (1-1) nel sempre difficile campo del “Del Duca” di Ascoli, che proiettano i canarini al 1° posto.

Successivamente, una serie interminabile di infortuni a catena, tra cui Pasi e Spezzani (legamento crociato), Bellucci (malattia) dopo aver segnato 3 reti in poche apparizioni, mettono parzialmente in ginocchio la formazione gialloblu in quanto falcidiata negli elementi migliori ed in quelli che avrebbero potuto essere degli ottimi rincalzi, facendole passare un periodo di difficoltà nei risultati mentre il gioco di ottima fattura è apprezzato da pubblico e media.

Nella prima partita del 2011 i gialloblu si rimettono in carreggiata sconfiggendo la rivelazione e futura promovenda Novara (2-1 al Braglia) ed espugnando il “Garilli” di Piacenza (2-0).

Successivamente una serie di pareggi esterni e casalinghi, dove si vede il debutto in maglia gialloblu degli acquisti di Gennaio, Ciaramitaro (sfortunato quando dopo 5 presenze s'infortuna al ginocchio che lo terrà lontano dai campi di gioco per 5 mesi), Rullo e il bomber Greco.

Un marzo florido mette il Modena in una posizione di tutto rispetto nella parte nobile della classifica a -4 dai playoff ed a +8 sopra i playout.

Squadra e società, ben sapendo che la Serie B è imprevedibile e non perdona niente scelgono saggiamente la linea del guardarsi alle spalle.

Alcune partite sfortunate dove i canarini vengono raggiunti per due volte in trasferta (Trieste 2-2 e Vicenza 1-1) dopo aver dominato in lungo ed in largo per tutta la durata della gara (gioco ed occasioni) oltre l’immeritata sconfitta casalinga (1-2) con l’Atalanta con vantaggio orobico pareggiato dai gialloblu con vantaggio definitivo degli orobici nel finale di gara fanno vivere settimane di paure apparenti.

I gialloblu mantengono sempre un vantaggio di 4-5 punti sulla zona che scotta, si arriva così al 21 maggio 2011 quando sconfiggendo al Braglia il Portogruaro (3-1) i gialli conquistano la meritatissima salvezza matematica replicando all’ultima giornata in trasferta a Novara (spettacolare 3-2 per i gialli che vale il 10° posto in graduatoria).

Incidono nell’economia del gioco le prestazioni del "nano attacco": Pasquato e Mazzarani (9 centri a testa) e Beppe Greco che arrivato a Gennaio mette a segno 8 reti in 17 presenze.
Un altro numero che allude ad un record particolare: da Dicembre 2010 a Maggio 2011 il Modena rimane imbattuto in trasferta per 11 gare consecutive.

Alfonso (Guardalben); Gozzi, Perna, Diagouraga, Rullo (Tamburini); Giampà, Colucci (Luisi), Signori; Mazzarani; Pasquato (Bellucci), Greco (Stanco): la formazione più utilizzata. (FONTEWEB: MODENA CALCIO.NET)

PERSONAGGIO CHIAVE:WALTER NOVELLINO E LA SUA BIOGRAFIA
Come noto, a sedere sulla panchina del Modena è l’irpino Walter Alfredo Novellino. Il tecnico dei canarini è infatti originario di Montemarano, dove è nato 60 anni fa, il 4 giugno 1953. Nella cittadina altirpina ha vissuto tuttavia soltanto per pochi mesi essendo poi emigrato con la famiglia in Brasile a San Paolo del Brasile. Ritornato in Italia, si stabilì a Milano muovendo i primi passi da calciatore nella Pomense, formazione dell'hinterland del capoluogo lombardo. Nel 1970 l'arrivo nel calcio professionistico con il trasferimento al Legnano, dove rimane per due stagioni, collezionando 37 presenze e 1 rete nel campionato di serie C. E durante questa parentesi il talento di Novellino, centrocampista con spiccate doti offensive, viene notato dal Torino, presso cui tuttavia non trova spazio nella stagione 1972-1973, collezionando 1 sola presenza. E così all'esperienza granata segue il ritorno in C, prima con la maglia della Cremonese e poi con quella dell'Empoli. E ancora il suo
Walter Novellino
talento balza agli occhi di una società di massima serie, questa volta il Perugia che a differenza del Torino decide di investire su di lui, affidandogli per tre stagioni le chiavi del centrocampo. Il giovane Novellino si consacra così nel calcio che conta e nel 1978 si trasferisce al Milan, collezionando 120 presenze con la maglia rossonera fino al 1982, anno del trasferimento all'Ascoli, presso cui rimane per due stagioni. Nell'1984, il ritorno in B con la maglia del Perugia, con cui disputa altri due campionati prima dell'ultima esperienza nel 1986 tra le fila del Catania. Nel suo curriculum anche una presenza con la maglia della Nazionale, unico irpino a detenere questo record insieme a Nando De Napoli, il Rambo di Chiusano San Domenico. Appese le scarpette al chiodo, Novellino ha intrapreso la carriera di allenatore, iniziando dal Perugia e poi passando al Gualdo, con cui ottiene la promozione nel 1994-1995 dalla C2 e alla C1 e sfiora quella in B nel 1995, svanita con la sconfitta nella finalissima di Pescara proprio contro l'Avellino. Ma in B il tecnico di Montemarano ci arriva ugualmente, sedendosi sulla panchina del Ravenna, cui segue l'approdo al Venezia che conduce nel 1998 alla promozione in A e alla salvezza nella stagione successiva. Nel 1999 il ritorno nella Campania natia sulla panchina del Napoli e la conquista della seconda delle tre promozioni in A, cui segue quella del 2000-2001 alla guida del Piacenza. E di un'altra promozione in A Novellino è protagonista nel 2002-2003 con la Sampdoria, presso cui rimane per altre tre stagioni e raggiunge anche una qualificazione in Coppa Uefa. Nel 2007 il ritorno nelle vesti di allenatore a Torino. Dopo un primo esonero viene richiamato alla guida dei granata, venendo poi nuovamente esonerato. Prematuro anche l'esonero che gli viene servito nell'esperienza successiva alla Reggina mentre a Livorno riesce a portare a termine la stagione, per poi rescindere a metà di quella seguente il contratto con il club labronico. Nel marzo del corrente anno l'arrivo sulla panchina del Modena.

I PRECEDENTI:Sono 38 i precedenti tra Modena ed Avellino. 18 vittorie dei canarini, 14 pareggi e 6 vittorie irpine. Nel girone d’andata, al “Partenio-Lombardi” terminò con il
Babacar durante un azione

Mazzarani(Modena) in possesso palla

Il gol di Babacar(Modena) che accorcia le distanze sul 2-1
 
Pisacane(Avellino) gli fa le scarpe a Galabinov(Avellino) dopo il 2-0 dei lupi

 risultato di 2-1 in favore dei campani con le reti di D’Angelo e Galabinov. Babacar tra le file emiliane.

I CONVOCATI:
Questi sono i 22 convocati dal tecnico Irpino Novellino:
Portieri: Costantino, Manfredini, Pinsoglio;
Difensori: Garofalo, Calapai, Cionek, Manfrin, Marzorati, Zoboli, Gozzi;
Centrocampisti: Burrai, Mazzarani, Molina, Salifu, Signori, Nardini, Bianchi, Rizzo;
Attaccanti: Granoche, Babacar, Mangni, Stanco.

FORMAZIONE:Mister Novellino schiererà un (4-4-2) con:
Pinsoglio; Gozzi, Marzorati, Zoboli, Garofalo; Molina, Bianchi, Signori, Rizzo: Granoche, Babacar.

GIOCATORI CHIAVE: Come ogni baronata, scelgo i tre migliori giocatori chiave secondo me, della squadra, in questo caso nel Modena ho scelto i seguenti:
Pablo Granoche, uruguaiano classe 1983 è un giocatore che
Pablo(El Diablo) Granoche
vanta una grandissima esperienza in serie B, è il classico giocatore alla Antenucci, Ardemagni, Sgrigna, Abbruscato ovvero quei giocatori che sono stelle nella cadetteria e stalle praticamente nella serie A, Granoche sì è messo in bella evidenza in questa seconda parte di stagione, contribuendo con le sue reti ad n buon piazzamento per il momento del club emiliano, 12 presenze fino adesso e 6 reti, Il ''diablo'' come è stato nominato, ha un passaporto italiano, ma ha già esordito in nazionale A, una sola volta fu il 2005. giocatore che sa giocare di sponda e gran realizzatore, un giocatore da tenere sicuramente d'occhio. Il secondo è: Khouma Babacar questo ragazzotto senegalese classe 1993, di proprietà della Fiorentina e giocatore preso in considerazione per la sua qualità, anche dal
Khouma Babacar
Ct della nazionale Senegalese, sicuramente è la sua miglior stagione, un curriculum fino adesso che parla da solo: dal 2013
35 presenze e 20 gol. Giocatore che può giocare come prima punta, e che può fungere anche da attaccante esterno. Destro naturale, dotato di un tiro potente, è un bravo colpitore di testa, anche se ancora poco incisivo in elevazione. Il terzo è: Thiago Rangel Cionek, altro ragazzo di buonissime prospettive, passaporto polacco ma nato in Brasile, quest'anno ha raggiunto un
Thiago Cionek
traguardo importantissimo quello di, vestire la casacca polacca, questo classe 1986 è un giocatore su cui hanno puntato molte squadre di serie A e anche all'estero, fa gola il suo modo di giocare, lanci lunghi, ottimo contrastatore di palla, è gioca sia come difensore centrale che come terzino sinistro, sicuramente darà molto filo da torcere da qui in avanti, a molti attaccanti.

TIFOSERIA:
 
Curva Sud Modena
Amicizie/reciproco rispetto: Venezia: rapporto che non è più stretto e idilliaco come una volta. Sbandierate in campo a Venezia e a Modena nel 2004/05. In Laguna sfilò lo striscione
Ultras Venezia
unico “Modena-Veneziamestre” e, in curva modenese, comparvero le scritte “L’orgoglio di essere uniti, la forza di essere amici” e, in dialetto veneziano, “Non ghe xé ostreghe né canestrei…siete i più bei!!”.
Messina: rapporto amichevole un
Curva Sud Messina
po’ raffreddato ultimamente, ma molto forte negli anni ‘90, a dimostrazione che il fenomeno ultras non conosce confini e latitudini.
Sampdoria: non un vero e proprio gemellaggio ma un rapporto di stima e rispetto reciproco, soprattutto in chiave anti-Genoa, tanto che Modena-Sampdoria di due anni fa fu resa
Ultras Doriani
accessibile anche ai doriani non possessori della tessera. Inoltre in curva Sud venne esposto lo striscione, dai colori blucerchiati, “Hasta siempre Giorgio”, storico personaggio del tifo modenese, scomparso diversi anni fa, a cui si riferisce lo dello storico striscione “Noi di San Biagio Giorgio vive”.
Crotone: l’amicizia nasce nel 2001, quando circa cento modenesi furono accolti con cordialità e rispetto in Calabria. Qualche mese dopo, al ritorno, il trattamento venne ricambiato e, da allora, questo rapporto di rispetto e stima reciproca è stato mantenuto, tanto che, prima della gara, negli ultimi anni, alcuni ragazzi crotonesi sono stati ospitati a pranzo dai modenesi che occupano la Tribuna Laterale Scoperta, gli ex-Brigate. L’anno scorso una decina di ragazzi calabresi, quasi tutti appartenenti all’ex-Gioventù Pitagorica, non tesserati, dopo il pranzo, stanchi per il lungo, interminabile viaggio, subirono il torto, da parte di forze dell’ordine e stewards, di vedersi vietare l’ingresso allo stadio: ogni tentativo risultò inutile, pertanto, in virtù dei buoni rapporti che intercorrono coi gialloblù, finirono per trascorrere il pomeriggio nel centro cittadino, insieme agli stessi amici modenesi Siviglia: frequenti le visite che si scambiano coi Biris Norte Siviglia; gli spagnoli si sono visti diverse volte in Italia, con tanto di “pezze”, in questi ultimi anni. Sicuramente una bella amicizia internazionale.
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Ex-gemellaggi: Pistoiese: durava da molti anni, si è definitivamente sciolto in occasione di un Sassuolo-Pistoiese del giugno ’07, quando una delegazione dei “Curva Sud” si presentò a Sassuolo per chiarire definitivamente i rapporti con gli ultras arancioni, visto il rapporto non più “sentito”, che è comunque rimasto buono. Molte erano le visite reciproche, ad esempio lo striscione “Curva Nord Pistoia” era presente in Modena-Inter 03/04. Fiorentina: sciolto all’inizio degli anni 2000, innumerevoli gli scambi di cortesia e le reciproche visite coi fiorentini in passato; in particolare si ricordano quelle del C.a.v. Sesto e del C.a.v. Pistoia a Lucca negli anni 90, e quelle, sempre del Collettivo, a Cosenza e in Mo-Derthona 89/00. Parma: è durato solo sei anni, dal ’78 all’84, sciolto per dissapori (vedi sezione “Cenni storici”). Padova: durò solo un anno, all’inizio degli anni ’80, poi sono stati sempre casini. Verona: risale agli anni ’70. In Vicenza-Modena 75/76 i veronesi erano insieme ai modenesi, in chiave anti-Vicenza. Piacenza: rapporto di simpatia negli anni 90, sono stati poi molto senza incontrarsi (vedi anche sezione “Cenni storici”). Reggiana, Spezia, Livorno, Prato: per questi ultimi quattro vi rimandiamo alla sezione “Cenni storici”.
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Rivalità: Bologna: forte odio; molto sentito il “Derby della Secchia”, così chiamato per ricordare la battaglia della presa
Curva Nord Bologna
della Secchia da parte dei modenesi, nel 1325. Grattati ai bolognesi gli striscioni “Mods” e “Gruppo Alcolico”, esposti rispettivamente in Triestina-Modena 87/88 e Modena-Spal 98/99. In Bologna-Modena 86/87, presente coi modenesi lo striscione “Rangers Prato”, frutto dell’amicizia che intercorreva coi pratesi. Parma: derby emiliano sentitissimo; forte odio, dopo il gemellaggio a cavallo degli anni ‘70-‘80. Incidenti al termine di Parma-Modena
I Boys del Parma
86/87, quando, in aperta campagna, zona San Prospero, il treno che riportava a casa gli ospiti (500-600 unità) venne bersagliato da sassi, che infransero diversi vetri del convoglio, ferendo due giovani modenesi, con uno dei due che rischiò di perdere un occhio. Per verificare quanto accaduto e soccorrere i due feriti, il treno fu costretto ad effettuare una sosta forzata. La Digos di Parma risalì ai responsabili, sette ragazzi, di cui due maggiorenni, che dovettero rispondere di lancio di oggetti pericolosi, danneggiamento aggravato, interruzione di pubblico servizio e lesioni. Rubato ai parmensi lo striscione “U.C.P.”, esposto in Modena-Bologna 92/93. Scontri, anche piuttosto gravi, alcune estati fa nel ritiro modenese di Sestola. Genoa: sentita rivalità. Nel gennaio ’88, in occasione della trasferta di Genova, sui due pullman delle Brigate, allestiti tra molte
Curva Genoana
difficoltà e imprevisti, vennero trovati armi ed esplosivi, con 34 esponenti delle B.G. arrestati e pesantemente puniti, perché ciò suonasse anche da esempio, in quel periodo in cui la violenza dilagava. La trasferta era molto temuta, vista l’accoglienza dell’anno prima, e l’arsenale fu allestito soprattutto per tutelarsi l’incolumità: si respirava un clima teso e carico di paura, probabilmente non ci fu premeditazione, come invece fu scritto dalla stampa di allora. In Modena-Genoa 86/87 esposto lo striscione “We are the cik”, rubato ai genoani. In Genoa-Modena 01/02, che sancì la promozione del Modena in Serie A dopo tanta attesa, esposti dagli emiliani gli striscioni “Solo chi soffre impara ad amare…vi vorremmo insegnare ma pensiamo a godere” e “Vecchio Grifone vai a cagare!”. In Modena-Genoa 01/02 esposto lo striscione “Grifomania”, rubato anch’esso ai liguri. Cesena: forte rivalità emiliano-romagnola. In Modena-Cesena 04/05 i modenesi espongono lo striscione “S.o.s….chiamate lo 030 schiavi dei bresciani” e realizzano una coreografia con la scritta “Guardatevi allo specchio”, con carta argentata color
Curva mare del Cesena(Raffigurati in particolare la Weisse Schwarz Brigaden)
specchio nel mezzo, e sotto “Non siete nessuno”, in risposta alla coreografia dei cesenati all’andata. Gara, questa, in cui i modenesi esposero le scritte “Piadina, ombrellone, salvagente…oltre a questo non contate niente!” e “In spiaggia combattenti ma in montagna assenti: Warriors Summer Beach!?”, con le iniziali a formare l’acronimo W.S.B. (WeissSchwarzBrigaden) Cesena. Nel 2006/07, in occasione di Rimini-Modena, la parte di modenesi che aveva affrontato la trasferta in treno, fu fatta oggetto di una fitta sassaiola alla stazione di Forlì, da parte di ultras cesenati diretti a Bologna, così gli emiliani scesero dal treno e, seppur in netta minoranza, si scontrarono coi rivali, in un corpo a corpo durato alcuni minuti, fino all’intervento dei “blu”. Un ultrà bianconero rimase accoltellato. Recentemente, sei tifosi cesenati (compreso la “vittima”) volevano vendicare l’accoltellamento, ma l’intervento della Digos ha sventato le loro cattive intenzioni e sono stati denunciati. Reggiana: derby emiliano molto sentito, caratterizzato spesso da incidenti; forte odio, anche se un tempo esisteva un gemellaggio (vedi sezione “Cenni storici”). Rubato
Ultras Reggiana
ai reggiani lo stendardo “Ultras”, esposto in Reggiana-Modena 99/00. Violenti incidenti in un campo fuori dallo stadio una ventina d’anni fa. Scontri tra le due tifoserie in un amichevole del 18 agosto 2011, che videro coinvolte una 40ina di persone e che portarono a 22 denunce dopo attente indagini investigative delle due questure. Diffidati infatti 19 modenesi e tre reggiani, smascherati dalle telecamere di un distributore. Como: forte rivalità, alimentata anche dal pugno che Ferrigno (Como) sferrò a Bertolotti (Modena) nella stagione 2000/01 (vedi sezione “Liberi pensieri”). Rubato ai lariani lo striscione “Sbandati”, esposto in Como-Modena 97/98. Esposti dai modenesi a Como nel 2001/02 gli striscioni “Voi il nostro incubo? State sognando” e “Ciao merde”. Vicenza: grattato ai veneti lo striscione “Boys”, esposto in Modena-Parma 86/87, anno di incidenti tra modenesi e vicentini a Vicenza. Significativo comunque lo striscione “Onore alle Brigate”, esposto dai vicentini in Vicenza-Modena 05/06. Monza: rubato ai brianzoli, diversi anni fa, lo striscione “Gioventù Biancorossa”. Spal: rubato ai ferraresi lo striscione “Mods”, esposto in Modena-Spal 1995/96. Brescia: diversi incontri ravvicinati in passato, come ad esempio a Modena alcuni anni fa. Le due tifoserie comunque si rispettano. Nell’87, sotto la neve, sottratto a Brescia ai modenesi lo striscione “Kaos Gialloblù”. Ravenna: grattato ai ravennati un bandierone con la scritta “B”, esposto in Modena-Massese 95/96. Reggina: la rivalità prende corpo soprattutto per l’amicizia che esiste coi messinesi, acerrimi rivali dei reggini. Si ricordano vecchie ruggini tra le due tifoserie fin dai primi anni ’90, che hanno avuto ulteriori strascichi con il ritorno del Modena in B, a partire dal 2001. Nel 2010/11, a Reggio Calabria, nonostante l’accesa rivalità e i precedenti movimentati, sia a Modena che in terra calabra, presenti circa 20 temerari modenesi in Tribuna centrale, senza tessera, che hanno affrontato la lunga trasferta a loro rischio e pericolo, senza la certezza di vedere la partita. Mantova: striscione rubato ai mantovani esposto in Mantova-Modena 88/89. Breve sassaiola a Modena nel 2005/06. Palermo: esposto in Padova-Modena 93/94 lo striscione “E.K.” rubato ai palermitani. In una trasferta a Palermo degli anni ‘90, i tifosi locali volevano impedire a una ventina di modenesi di esporre lo striscione “Brigate”, che, dopo un parapiglia, potette finalmente essere esposto. Bari: striscione “Alcool Bari” rubato, esposto in Andria-Modena 93/94. Catania: inimicizia causata dalla rivalità tra catanesi e messinesi, amici dei modenesi. Verona: gemellaggio negli anni 70 tra le due “Brigate”, ora vi è una fiera rivalità. Scaramucce a Modena nel maggio 2012, danneggiata auto di veronesi all’arrivo allo stadio. Rimini: tafferugli nel 2006 prima di Rimini-Modena. Padova: vedi sezione “ex-gemellaggi”. Spezia: fiera rivalità, un tempo c’era un gemellaggio tra le due tifoserie durato poco. Pisa, Ancona, Triestina, Torino: rivalità, più o meno sentite, sfociate spesso in scontri in passato.
PALMARES: Il modena nel suo vanta di un palmares abbastanza importante. Come trofei di maggiore successo sono sicuramente i due tornei angloitaliani vinti rispettivamente nel 1981 per poi ripetersi l'anno dopo nel 1982, poi per quanto riguarda i trofei nazionali, sicuramente va ricordata la serie B vinta nel 1937-1938 con ex acqueo col Novara nel 1942-1943, una supercoppa di serie C1 ma qui già sì parla di tempi recenti contro il Palermo con gara di andata che finì 2-0 per il Modena a Palermo, e poi grande festa al braglia con il 3-0 che ha messo l'ipoteca alla conquista della coppa. Da ricordare anche l'ultima promozione in serie A che fu nel 2001-2002 alle spalle del Como, in quella occasione venne anche ristrutturato lo stadio Braglia in occasione della serie A.
Vi aspetto fra 7 giorni con un nuovo numero de ''La Baronata''


BARONE FERDINANDO.